Com’è precipuo della fortunata saga, attraverso un montaggio di filmati amatoriali si passa in rassegna la travagliata infanzia di Kati e Kristi, le protagoniste adulte dei precedenti capitoli. Nel 1988, le due bambine fanno quello che è proprio della loro età: giocano, si azzuffano, campeggiano in giardino. Fino a quando alcuni inspiegabili rumori spingono Dennis, il compagno della madre Julie, a sistemare delle videocamere in alcune stanze della casa: Kristi, la più piccola, ha un amico non così immaginario che si fa sempre più invadente. Invece di procedere in avanti, il fortunato franchise derivato da Paranormal Activity, falso documentario in salsa horror diretto nel 2007 da Oren Peli, è costretto a camminare all’indietro da conclusioni che non ammettono ulteriori sviluppi narrativi. Considerato il successo di cassetta ottenuto, nel 2010 i produttori si sono permessi un secondo film, con l’efficace regia di Tod Williams, retto dagli imperativi del prequel in cui si spiegava il come e il perché la storia avesse avuto inizio. Idea non troppo innovativa, ma efficace anche per questo nuovo riavvio nel passato – tecnicamente si tratta del prequel di un prequel – dove la grammatica degli spaventi non risulta quasi per nulla mutata. Sebbene questo particolare meccanismo operativo “à rebours” sia più o meno obbligato, la sua pratica stigmatizza in maniera precisa una delle costanti di molto cinema dell’orrore contemporaneo: la spiegazione a tutti i costi, il falso mito delle origini. Sia per mancanza di idee o per giocare commercialmente la facile carta della notorietà di un marchio con buon numero di spettatori assicurati, ormai da anni il genere abbonda di beginning e reboot, prequel e spin-off che finiscono con l’abbattere ciò che davvero spaventa: l’indefinito, quello che non si deve sapere; ne consegue una messa in scena spesso condotta sul filo dell’esercizio di stile in cui la paura non può che essere epidermica. Per questo la regia a quattro mani di Ariel Schulman e Henry Joost, pur attenta a creare tensione, non può muoversi più di tanto dai paletti imposti da una sceneggiatura che mira alla coesione con gli altri capitoli. Ancora, un uso piuttosto creativo del fuoricampo – decisamente buona l’idea della videocamera settata sulla base di un ventilatore girevole a svelare inesorabilmente due punti di vista – insieme agli imprevisti agguati di bambinesca memoria conducono la sfortunata famiglia verso una soluzione del mistero con qualche assonanza con la conclusione di L’ultimo esorcismo. In definitiva si tratta di un gioco, spesso riuscito nella sua volontà di suscitare spavento, che conferma lo stato poco florido in cui versa l’horror americano.
scriviamo di ciò che abbiamo visto e letto e di cui siamo lieti di condividere. Cinema, Documentari, Serie TV, Games, Libri, Software, e tanto altro ancora....
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18 gennaio 2012
Paranormal Activity 3
Un film di Ariel Schulman, Henry Joost. Con Katie Featherston, Sprague Grayden, Lauren Bittner, Christopher Nicholas Smith. Horror, durata 84 min. - USA 2011. - Universal Pictures uscita venerdì 21 ottobre 2011.
Underworld: La ribellione dei Lycans
Un film di Patrick Tatopoulos. Con Michael Sheen, Bill Nighy, Rhona Mitra, Steven MacKintosh, Kevin Grevioux. Titolo originale Underworld: Rise of the Lycans. Horror, durata 92 min. - USA 2009. - Sony Pictures uscita venerdì 20 febbraio 2009.
Un millennio prima degli scontri raccontati in Underworld e Underworld: Evolution ha origine l'eterna lotta tra vampiri e lupi mannari. La storia d'amore tra Sonja e Lucian, la furiosa opposizione del temibile Viktor e l'affermazione dell'autonomia dei licantropi dalla schiavitù impostagli dai vampiri sono ciò che poi porterà agli scontri più moderni.
Nati quasi per caso come frutto di una particolare evoluzione e fioriti a partire dalla volontà dello stesso Viktor di avere una guardia personale che fosse più potente e controllabile dei semplici lupi, i licantropi acquistano autonomia guidati da Lucian, l'amante proibito di Sonja e il guerriero mitico che ha dato il via all'eterna lotta.
Il sottotesto è shakespeariano al massimo: due amanti appartenenti a due casati opposti (addirittura a due razze opposte), la cui unione è talmente proibita da far rischiare loro la morte se venissero scoperti, lottano contro il potere (rappresentato dal padre della donna) per affermare il proprio amore eterno. Ci sono echi da Giulietta e Romeo, ma sono appunto solo echi. Sebbene la struttura dell'intreccio, cioè la causa scatenante la trama possa infatti essere quella, non si può dire lo stesso per i significati. La storia d'amore proibita non è usata come strumento di affermazione poetica contro la prosaicità politica ma come mcGuffin, cioè come pretesto narrativo per far scontrare buoni contro cattivi. È una storia d'amore proibito ma ai fini del film poteva essere qualsiasi altra cosa e poco sarebbe cambiato.
La cosa sarebbe anche accettabile se il film riuscisse a evocare sul serio un altro mondo sotterraneo e affascinante, basato non sulla classica mitologia fantasy ma su quella horror. Un film con personaggi dell'orrore che non è dell'orrore ma è d'avventura, l'idea è stimolante ma vedendo il film si ha l'impressione che tutte queste costruzioni siano più nella mente di chi vede che in quella di chi fa il film.
Lasciato in mano ad un tecnico (Patrick Tatopoulos, per anni supervisore agli effetti speciali) il terzo episodio della saga di Underworld, con il pretesto di dare una motivazione a tutto ciò che si è visto negli altri film, finisce per dare vita a un spettacolo che non guizza nemmeno per capacità di intrattenimento e che riduce figure eversive e quasi anarchiche come vampiri e licantropi alle ennesime incarnazioni dei facili principi manichei di libertà e oppressione come li intende Hollywood.
Nati quasi per caso come frutto di una particolare evoluzione e fioriti a partire dalla volontà dello stesso Viktor di avere una guardia personale che fosse più potente e controllabile dei semplici lupi, i licantropi acquistano autonomia guidati da Lucian, l'amante proibito di Sonja e il guerriero mitico che ha dato il via all'eterna lotta.
Il sottotesto è shakespeariano al massimo: due amanti appartenenti a due casati opposti (addirittura a due razze opposte), la cui unione è talmente proibita da far rischiare loro la morte se venissero scoperti, lottano contro il potere (rappresentato dal padre della donna) per affermare il proprio amore eterno. Ci sono echi da Giulietta e Romeo, ma sono appunto solo echi. Sebbene la struttura dell'intreccio, cioè la causa scatenante la trama possa infatti essere quella, non si può dire lo stesso per i significati. La storia d'amore proibita non è usata come strumento di affermazione poetica contro la prosaicità politica ma come mcGuffin, cioè come pretesto narrativo per far scontrare buoni contro cattivi. È una storia d'amore proibito ma ai fini del film poteva essere qualsiasi altra cosa e poco sarebbe cambiato.
La cosa sarebbe anche accettabile se il film riuscisse a evocare sul serio un altro mondo sotterraneo e affascinante, basato non sulla classica mitologia fantasy ma su quella horror. Un film con personaggi dell'orrore che non è dell'orrore ma è d'avventura, l'idea è stimolante ma vedendo il film si ha l'impressione che tutte queste costruzioni siano più nella mente di chi vede che in quella di chi fa il film.
Lasciato in mano ad un tecnico (Patrick Tatopoulos, per anni supervisore agli effetti speciali) il terzo episodio della saga di Underworld, con il pretesto di dare una motivazione a tutto ciò che si è visto negli altri film, finisce per dare vita a un spettacolo che non guizza nemmeno per capacità di intrattenimento e che riduce figure eversive e quasi anarchiche come vampiri e licantropi alle ennesime incarnazioni dei facili principi manichei di libertà e oppressione come li intende Hollywood.
14 gennaio 2012
My Soul To Take
Un film di Wes Craven. Con Max Thieriot, Frank Grillo, Denzel Whitaker, Zena Grey, Emily Meade. Horror, - USA 2010.
Nella sonnolenta città di Riverton, la leggenda narra di un serial killer che giurò che sarebbe tornato per uccidere i sette bambini nati la notte in cui morì. Ora, 16 anni dopo, le persone hanno cominciato a sparire di nuovo. Lo psicopatico si è reincarnato in uno dei sette ragazzi, o è sopravvissuto la notte in cui è stato considerato morto? Solo uno dei ragazzi conosce la risposta. Adam "Bug" Heller (Max Thierot) doveva morire la notte di sangue in cui il padre è impazzito. Senza sapere dei reati terrificanti del padre, è stato tormentato dagli incubi sin da quando era un bambino. Ma se Bug spera di salvare i suoi amici dal mostro che è ritornato, deve far fronte ad un male che non si darà pace... fino a quando non terminerà il lavoro che ha iniziato il giorno in cui è nato.
5 gennaio 2012
Ore 11:14 destino fatale
Un film di Greg Marcks. Con Hilary Swank, Colin Hanks, Rachael Leigh Cook, Henry Thomas, Ben Foster. Titolo originale 11:14. Horror, durata 86 min. - USA, Canada 2003. uscita venerdì 20 agosto 2004.
Il destino attende puntuale alcuni abitanti della città di Middleton che una notte,alle ore 11:14, saranno protagonisti di una serie di inquietanti eventi. Un cast di tutto rispetto per il primo ed originalissimo lungometraggio del giovane regista americano Greg Marcks. Un film curioso e coinvolgente, una miscela di noir e humor che vi lascerà piacevolmente sorpresi.
Phenomena
Un film di Dario Argento. Con Donald Pleasence, Jennifer Connelly, Daria Nicolodi, Fulvio Mingozzi, Antonio Maimone. Horror, durata 110 min. - Italia 1985. - VM 14
Una giovane turista (Fiore Argento) perde contatto con la comitiva di cui fa parte in una valle svizzera e viene trucidata. Jennifer (Jennifer Connelly), una ragazzina americana, arriva in un collegio svizzero per completare i suoi studi e apprende strane storie di ragazzine scomparse nei paraggi. Jennifer soffre di sonnambulismo (da cui per la verità credeva di essere guarita) e vagando di notte viene a contatto con l’assassino, anche se non lo vede. Trova rifugio presso un entomologo, il professor John McGregor (Donald Pleasence), che, paralitico, è assistito da una scimmietta. Jennifer ha una strano rapporto di attrazione con gli insetti ed è infatti una lucciola a guidarla la notte seguente, durante un’altra crisi di sonnambulismo, sino al cadavere della sua compagna di stanza Sophie (Federica Mastroianni). Ottimo e puro Argento, in grado di convertire difetti in pregi, facendo giocare a proprio vantaggio le potenziali incongruenze narrative, trasformate, grazie a una sbalorditiva capacità di girare sequenze suggestive, in una potente narrazione onirica che arricchisce una trama lineare, ma non banale, ricca di spunti interessanti e curiosi, come il rapporto tra Jennifer e gli insetti. Sin dalla prima sequenza – una specie diprecredit bondiano che stabilisce l’atmosfera del racconto – ambientata in una vallata svizzera apparentemente tranquilla, ma in realtà carica di echi sinistri, si capisce che ci si trova di fronte a un Argento in stato di grazia. Ottimo anche il cast nel suo complesso (spesso tallone d’Achille – in qualche ruolo – per Argento), guidato dall’incantevole ed espressiva Jennifer Connelly, destinata a una carriera di primo piano nel cinema hollywoodiano. Azzeccati anche i trucchi di Sergio Stivaletti
10 dicembre 2011
Final Destination 5
Un film di Steven Quale. Con Nicholas D'Agosto, Emma Bell, Miles Fisher, Courtney B. Vance, Arlen Escarpeta. Horror, Ratings: Kids+16, durata 92 min. - USA 2011. - Warner Bros Italia uscita venerdì 7 ottobre 2011. - VM 14
Un gruppo di dipendenti di una grande azienda, la Presage (nomen omen), si imbarca su un pullman diretto a un convegno di due giorni. Sam Lawton, uno del gruppo, ha dei dubbi sul suo futuro ed è appena stato scaricato dalla fidanzata-collega Molly, anche lei sul pullman. I loro compagni sono un classico campionario di varia umanità, ciascuno con le proprie aspirazioni e i propri problemi. Il pullman deve passare per un ponte ancora parzialmente in costruzione, con un piccolo cantiere attivo. Mentre percorre lentamente il trafficatissimo ponte, Sam ha una visione a occhi aperti su una gigantesca catastrofe che porta tutti alla morte. Si riscuote: capisce che qualcosa non va e, approfittando di una breve sosta, scende frettolosamente dal pullman consigliando a tutti di fare altrettanto se non vogliono morire. C’è chi gli dà retta e chi lo segue per farlo ragionare: quelli che per qualunque motivo scendono dal pullman sono i soli a salvarsi dal crollo del ponte. Ma la morte non vuole che il suo disegno imperscrutabile venga alterato e si mette al lavoro.
La struttura è quella ormai ferrea della serie, con il grande disastro iniziale a segnare il destino di quelli che pensano d’essere scampati alla morte. Come in uno slasher, la differenza non è data dalla vicenda in sé, ma dalla fantasia con cui gli elementi che la compongono vengono ideati, oltre che dal ritmo narrativo che, se sufficientemente sostenuto, può produrre suspense anche in presenza di un’inevitabile prevedibilità di fondo. Quello che conta, in sostanza, sono le modalità con cui le morti avvengono. Questo quinto episodio - che come il precedente si avvale del 3D per immergere lo spettatore nel cuore della vicenda - si presenta tra i migliori della serie, pur con tutti i limiti imposti dalla poca malleabilità della struttura. Il disastro di partenza è costruito bene, in un crescendo calzante di coincidenze negative che si fanno beffe degli sforzi di chi cerca di salvarsi. Le morti susseguenti sono studiate in modo altrettanto convincente, insistendo sui dettagli per sostenere la tensione: si sa che qualcosa accadrà, ma non si sa quando né come, mentre la concatenazione delle casualità si espande allo spasimo in attesa di deflagrare in modo sanguinoso e letale. La prima morte - quella della ginnasta - è esemplare per crudeltà e sofisticazione. Non tutte le morti sono ugualmente fantasiose, ma tutte hanno qualche guizzo bizzarro. Il gioco sottile è però anche quello sulle aspettative dello spettatore, non facendo talvolta accadere nulla quando sembra che invece debba succedere di tutto.
I temi che il film tocca sono quelli tipici della serie, ma conservano la loro pregnanza: la colpa di essere vivi quando gli altri sono morti, l’ineluttabilità del destino, la sensazione che la vita sia solo un gioco crudele e che le persone siano misere pedine mosse da qualcosa di imperscrutabilmente futile. Il finale percorre poi una strada in parte diversa e termina con un simpatico colpo di scena autoreferenziale di buona efficacia.
Gli effetti speciali sono all’altezza e danno la credibilità necessaria a questo nuovo tumultuoso viaggio sulle montagne russe del destino e della morte. Steven Quale li maneggia con capacità: ha fatto da supervisore agli effetti speciali visuali di Avatar (oltre ad aver collaborato con James Cameron in vari ruoli per diversi dei suoi film) e quindi se ne intende. Come regista è al suo esordio sul grande schermo, dopo un accettabile film catastrofico televisivo, Inferno di fuoco. Il cast è funzionale, niente di più ma anche niente di meno. Tony Todd, icona dell’horror dai tempi del remake di La notte dei morti viventi, è una presenza quasi costante nella serie e riprende qui il suo piccolo ma significativo ruolo di un coroner che sa molto di più di quanto sarebbe logico.
La struttura è quella ormai ferrea della serie, con il grande disastro iniziale a segnare il destino di quelli che pensano d’essere scampati alla morte. Come in uno slasher, la differenza non è data dalla vicenda in sé, ma dalla fantasia con cui gli elementi che la compongono vengono ideati, oltre che dal ritmo narrativo che, se sufficientemente sostenuto, può produrre suspense anche in presenza di un’inevitabile prevedibilità di fondo. Quello che conta, in sostanza, sono le modalità con cui le morti avvengono. Questo quinto episodio - che come il precedente si avvale del 3D per immergere lo spettatore nel cuore della vicenda - si presenta tra i migliori della serie, pur con tutti i limiti imposti dalla poca malleabilità della struttura. Il disastro di partenza è costruito bene, in un crescendo calzante di coincidenze negative che si fanno beffe degli sforzi di chi cerca di salvarsi. Le morti susseguenti sono studiate in modo altrettanto convincente, insistendo sui dettagli per sostenere la tensione: si sa che qualcosa accadrà, ma non si sa quando né come, mentre la concatenazione delle casualità si espande allo spasimo in attesa di deflagrare in modo sanguinoso e letale. La prima morte - quella della ginnasta - è esemplare per crudeltà e sofisticazione. Non tutte le morti sono ugualmente fantasiose, ma tutte hanno qualche guizzo bizzarro. Il gioco sottile è però anche quello sulle aspettative dello spettatore, non facendo talvolta accadere nulla quando sembra che invece debba succedere di tutto.
I temi che il film tocca sono quelli tipici della serie, ma conservano la loro pregnanza: la colpa di essere vivi quando gli altri sono morti, l’ineluttabilità del destino, la sensazione che la vita sia solo un gioco crudele e che le persone siano misere pedine mosse da qualcosa di imperscrutabilmente futile. Il finale percorre poi una strada in parte diversa e termina con un simpatico colpo di scena autoreferenziale di buona efficacia.
Gli effetti speciali sono all’altezza e danno la credibilità necessaria a questo nuovo tumultuoso viaggio sulle montagne russe del destino e della morte. Steven Quale li maneggia con capacità: ha fatto da supervisore agli effetti speciali visuali di Avatar (oltre ad aver collaborato con James Cameron in vari ruoli per diversi dei suoi film) e quindi se ne intende. Come regista è al suo esordio sul grande schermo, dopo un accettabile film catastrofico televisivo, Inferno di fuoco. Il cast è funzionale, niente di più ma anche niente di meno. Tony Todd, icona dell’horror dai tempi del remake di La notte dei morti viventi, è una presenza quasi costante nella serie e riprende qui il suo piccolo ma significativo ruolo di un coroner che sa molto di più di quanto sarebbe logico.
5 dicembre 2011
Boogeyman 3
Un film di Gary Jones. Con W.B. Alexander, Erin Cahill, Kate Maberly, George Maguire, Elyes Gabel. Horror, - USA 2008.
Quando una studentessa del college assiste al suicidio della sua compagna di stanza, metterà in moto una serie di eventi paurosi che le provocheranno paura per qualsiasi cosa che ha a che farecon le entità soprannaturali.
25 novembre 2011
Jason X - Morte violenta
Un film di James Isaac. Con Kane Hodder, Lexa Doig, Lisa Ryder, Chuck Campbell, Jonathan Potts, Peter Mensah Horror, durata 93 min. - USA 2001.
Le saghe horror fanno ormai parte del Dna del cinema, e non bisogna stupirsi quando i sequel raggiungono numeri a due cifre come nel caso di Jason X (J-X in inglese), decimo episodio che vede come protagonista il carnefice di Venerdì 13 con la sua maschera da Hockey. Dopo avere affrontato Freddy Krueger, Jason Voorhees risorge su una astronave nel 2455, congelato, per un esperimento, attraverso un processo criogenico. Dal suo risveglio la morte acquisterà nuovamente un volto.
Lo spazio sembra essere il luogo più congeniale dove approdare per tutte le serie di genere. Prima Hellraiser, poi Leprechaun e ora Venerdì 13 si sono proiettati in cerca di creatività lontano dal globo terrestre. A questo punto, è difficile parlare di trama e di regia, poiché il personaggio, da killer si è innalzato al ruolo di eroe dei teenager, e l'elemento portante e fondamentale è il numero di persone che il nostro beniamino fa fuori, nella maniera più truculenta possibile. L'ironia, non presente nell'episodio pilota, qui dilaga sottoforma di black humor, perché Jason, al decimo capitolo, non è più capace di prendersi sul serio, e sebbene rimanga fedele a sé stesso anche nello spazio (e questo è già un pregio), sa ormai di essere una celebrità. Jason X è uno slasher movie per appassionati, si astengano tutti gli altri, per evitare di soccombere sotto i corpi falcidiati che "escono" dallo schermo.
Lo spazio sembra essere il luogo più congeniale dove approdare per tutte le serie di genere. Prima Hellraiser, poi Leprechaun e ora Venerdì 13 si sono proiettati in cerca di creatività lontano dal globo terrestre. A questo punto, è difficile parlare di trama e di regia, poiché il personaggio, da killer si è innalzato al ruolo di eroe dei teenager, e l'elemento portante e fondamentale è il numero di persone che il nostro beniamino fa fuori, nella maniera più truculenta possibile. L'ironia, non presente nell'episodio pilota, qui dilaga sottoforma di black humor, perché Jason, al decimo capitolo, non è più capace di prendersi sul serio, e sebbene rimanga fedele a sé stesso anche nello spazio (e questo è già un pregio), sa ormai di essere una celebrità. Jason X è uno slasher movie per appassionati, si astengano tutti gli altri, per evitare di soccombere sotto i corpi falcidiati che "escono" dallo schermo.
21 novembre 2011
The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 1
Un film di Bill Condon. Con Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Ashley Greene, Peter Facinelli. Horror, Ratings: Kids+13, durata 117 min. - USA 2011. - Eagle Pictures uscita mercoledì 16 novembre 2011.
Isabella Swan e Edward Cullen si sposano, mormorano i loro sì in sordina durante una cerimonia tradizionalmente elegante, che per una volta riunisce tutti, umani e non, Jacob compreso. Il viaggio di nozze in Brasile si conclude con una gravidanza inaspettata, per un verso miracolosa (il padre è un non morto), per l'altro pericolosa, per il ritmo di crescita del feto e il rischio a cui è sottoposta la madre. Se Bella non sente ragioni e vuole tenere il bambino, Edward e molti della sua famiglia vorrebbero invece dissuaderla.
Sulla saga della Bella e delle bestie la Meyer ha versato fiumi d'inchiostro, solo "Breaking Dawn" conta più di 700 pagine, ma occorre essere onesti e dare al cinema il merito di aver senza dubbio migliorato la carta, che quanto a stile lascia a dir poco a desiderare. Per il capitolo finale, la regia passa a Bill Condon, che non fa sfoggio di virtuosismi ma bada alla storia e traghetta quelli che solo due anni fa erano liceali ai primi sospiri verso un'età improvvisamente adulta, fuori dalla famiglia d'origine dentro una famiglia creata in autonomia e antropologicamente mutata.
Nonostante l'apertura sulla cerimonia (la sequenza peggiore del film), la vicenda non rinuncia certo al triangolo e anzi lo estende al massimo (con Edward e Jacob uniti nella pratica ginecologica) fino a fargli mutare forma, nel finale. Se negli altri film il melodramma di base s'ibridava volentieri con il teen movie o l'action, qui è l'horror che fa capolino, nelle crude scene della gravidanza della protagonista, minacciata di morte dall'interno del proprio corpo, spolpata ben oltre il limite dell'anoressia grave perché la fiaba di Biancaneve possa compiersi al contrario e il morso, anziché il bacio, possa portare la salvezza e la floridezza attraverso la veglia eterna.
Lei, è vero, è giovanissima, lui teoricamente centenario, ma la verità è che a questo livello di cose l'età non conta, e forse quanti anni hanno i suoi due pupilli non se lo ricordava nemmeno la Meyer: sono fuori dal tempo, esseri ridotti ad archetipi. Ma non è un bene. Che questo capitolo, infatti, sia probabilmente migliore del precedente o certamente migliore del precedente del precedente è una verità relativa, perché tutto è corrotto dal vizio capitale della saga: l'ansia di non dispiacere a nessuno. Dal vestito da sposa di Bella, che non può deludere le fan, alle scene della consumazione, che non possono quasi esistere (pena la scure del divieto ai minori), un film dopo l'altro, l'operazione Twilight si è infilata in un tunnel in cui la ricerca del consenso ha divorato la possibilità di dare al prodotto una personalità cinematografica originale e il disturbante (stiamo pur sempre parlando di vampiri) ha lasciato il posto all'ordinario.
Sulla saga della Bella e delle bestie la Meyer ha versato fiumi d'inchiostro, solo "Breaking Dawn" conta più di 700 pagine, ma occorre essere onesti e dare al cinema il merito di aver senza dubbio migliorato la carta, che quanto a stile lascia a dir poco a desiderare. Per il capitolo finale, la regia passa a Bill Condon, che non fa sfoggio di virtuosismi ma bada alla storia e traghetta quelli che solo due anni fa erano liceali ai primi sospiri verso un'età improvvisamente adulta, fuori dalla famiglia d'origine dentro una famiglia creata in autonomia e antropologicamente mutata.
Nonostante l'apertura sulla cerimonia (la sequenza peggiore del film), la vicenda non rinuncia certo al triangolo e anzi lo estende al massimo (con Edward e Jacob uniti nella pratica ginecologica) fino a fargli mutare forma, nel finale. Se negli altri film il melodramma di base s'ibridava volentieri con il teen movie o l'action, qui è l'horror che fa capolino, nelle crude scene della gravidanza della protagonista, minacciata di morte dall'interno del proprio corpo, spolpata ben oltre il limite dell'anoressia grave perché la fiaba di Biancaneve possa compiersi al contrario e il morso, anziché il bacio, possa portare la salvezza e la floridezza attraverso la veglia eterna.
Lei, è vero, è giovanissima, lui teoricamente centenario, ma la verità è che a questo livello di cose l'età non conta, e forse quanti anni hanno i suoi due pupilli non se lo ricordava nemmeno la Meyer: sono fuori dal tempo, esseri ridotti ad archetipi. Ma non è un bene. Che questo capitolo, infatti, sia probabilmente migliore del precedente o certamente migliore del precedente del precedente è una verità relativa, perché tutto è corrotto dal vizio capitale della saga: l'ansia di non dispiacere a nessuno. Dal vestito da sposa di Bella, che non può deludere le fan, alle scene della consumazione, che non possono quasi esistere (pena la scure del divieto ai minori), un film dopo l'altro, l'operazione Twilight si è infilata in un tunnel in cui la ricerca del consenso ha divorato la possibilità di dare al prodotto una personalità cinematografica originale e il disturbante (stiamo pur sempre parlando di vampiri) ha lasciato il posto all'ordinario.
Stuck
Un film di Stuart Gordon. Con Mena Suvari, Stephen Rea, Russell Hornsby, Rukiya Bernard Horror, - Canada, USA, Gran Bretagna 2007.
Una giovane donna fa un incidente stradale e scappa, ma poi il suo destino la lega nuovamente alla vittima dell'incidente.
8 novembre 2011
28 giorni dopo
Un film di Danny Boyle. Con Cillian Murphy, Christopher Eccleston, Naomie Harris, Brendan Gleeson Titolo originale 28 days later. Horror, durata 112 min. - Gran Bretagna, Olanda 2002.
La setta
Un film di Michele Soavi. Con Kelly Curtis, Herbert Lom, Mariangela Giordano, Carla Cassola. Horror, durata 117 min. - Italia 1991.
4 novembre 2011
Mega Piranha
Un film di Eric Forsberg. Con Paul Logan, Tiffany, David Labiosa, Barry Williams, Jude Gerard Prest. Formato Film TV, Horror, durata 92 min. - USA 2010.
3 novembre 2011
Insidious
Un film di James Wan. Con Patrick Wilson, Rose Byrne, Ty Simpkins, Barbara Hershey, Lin Shaye. Horror, Ratings: Kids+13, durata 97 min. - USA 2010. - Filmauro uscita venerdì 28 ottobre 2011.
Chi è l'altro?
Un film di Robert Mulligan. Con Diana Muldaur, Uta Hagen, Chris Udvarkoki, Martin Udvarkoki, Norma Connolly, Lou Frizzel Titolo originale The Other. Horror, b/n durata 108 min. - USA 1972.
28 ottobre 2011
Paranormal Activity 3
Un film di Ariel Schulman, Henry Joost. Con Katie Featherston, Sprague Grayden, Lauren Bittner, Christopher Nicholas Smith. Horror, durata 84 min. - USA 2011. - Universal Pictures uscita venerdì 21 ottobre 2011.
Il giorno degli Zombi
Un film di George A. Romero. Con Lori Cardille, Terry Alexander, Joe Pilato, Jarlath Conroy, Antone Di Leo. Titolo originale Day of the Dead. Horror, durata 102 min. - USA 1985. - VM 14.
Il Figlio di Dracula
Un film di Robert Siodmak. Con Lon Chaney jr, Robert Paige, Louise Albritton, Evelyn Ankers Titolo originale Son of Dracula. Horror, b/n durata 80 min.
21 ottobre 2011
Incubo sulla città contaminata
Un film di Umberto Lenzi. Con Mel Ferrer, Maria Rosaria Omaggio, Hugo Stiglitz, Francisco Rabal, Eduardo Fajardo. Horror, durata 91 min. - Italia, Spagna 1980. - VM 18
5 ottobre 2011
The Nun
Un film di Luis De La Madrid. Con Belén Blanco, Oriana Bonet, Anita Briem, Cristina Piaget, Teté Delgado Titolo originale La Monja. Horror, - Spagna 2005.
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