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23 gennaio 2012

Happy Feet 2 in 3D

Un film di George Miller (II). Con Robin Williams, Matt Damon, Brad Pitt, Elijah Wood, Magda Szubanski. Titolo originale Happy Feet Two. Animazione, Ratings: Kids, durata 100 min. - Australia 2011. - Warner Bros Italia uscita venerdì 25 novembre 2011.

Locandina Happy Feet 2 in 3D
Mambo è cresciuto a pesci e tip tap, ha sposato Gloria e adesso è padre apprensivo di Erik, un cucciolo che sogna due ali per volare e una voce per cantare. Goffo e maldestro, Erik è diverso dagli altri pinguini, non canta, non balla e non sembra trovare il suo posto nel mondo. Fuggito da casa incontra Sven, un pinguino molto speciale, col becco grosso e due ali adatte al volo. Predicatore cialtrone di mistica e di fumo, Sven colpisce la fantasia di Erik e ne diventa figura di riferimento. Raggiunto da Mambo, Erik si lascia convincere a malincuore a tornare indietro. Il mondo intorno a loro intanto si sta trasformando, l'innalzamento delle temperature e lo scioglimento dei ghiacciai hanno compromesso la sicurezza dei pinguini imperiali. Sulla strada verso casa, Erik troverà la sua canzone e Mambo imparerà il mestiere del genitore, salvando creativamente Gloria e tutti i suoi compagni. Lo aiuteranno nell'impresa i colossali elefanti marini e i minuscoli krill.
Cinque anni e un Oscar fa, Mambo era un piccolo pinguino col vizio del tip tap e alla ricerca della propria iniziazione alla vita. Ballerino in un mondo di cantanti virtuosi, Mambo cresce e diventa padre di un pinguino altrettanto ‘diverso' ma altrettanto ostinato a realizzarsi. A 'formare' il giovane Erik ci pensa ancora una volta George Miller, produttore, sceneggiatore e regista di animali che pensano e agiscono come persone. Come fu per Babemaialino coraggioso che voleva diventare cane pastore, per l'anatra che si sognava gallo, per il pinguino che studiava da ballerino, allo stesso modo Erik aderisce alla poetica dell'autore australiano ‘differenziandosi' e divergendo dalla 'legge' del gruppo di appartenenza. Ma se per Mambo la danza era un'inclinazione naturale e irrinunciabile dentro una società gerarchizzata dove il suo cambiamento diventerà strumento di riconoscimento, per suo figlio le cose sembrano andare diversamente. Erik vuole modificare la propria natura e vive la propria ‘pinguinità' come un limite. Ma davvero senza ali non si può volare? Più adolescenziale che infantile, 'il ragazzo' disobbedisce tenacemente. La sua indisciplinatezza sfida le competenze paterne e cerca altrove, in un 'pulcinella' (di mare) qualsiasi, l'esempio da imitare. Saranno l'imprevedibilità della vita, l'onda anomala di uno tzunami e i rovesci di un terremoto a ravvedere Erik e a invitarlo a guardare con sguardo indulgente e finalmente ammirato quel genitore impacciato ma fortemente impegnato a diventare un padre migliore. Diversamente dal passato i papà sono più accudenti e coinvolti nell'esistenza dei propri figli al punto da diventare argomento eletto dell'animazione, che 'disegna' sempre più spesso padri distintivi e amorevoli.
Insieme a Cattivissimo me e Kung Fu PandaHappy Feet 2 mette in schermo padri adottivi o naturali che producono valori, pongono limiti e insegnano alla propria prole ad affrontare la vita adulta, abbinando alla funzione normativa quella affettiva. Se la Disney con Il Re leone introdusse per prima la ‘presenza' paterna, Mufasa, dominante e democratico, resta un genitore incoerente e ‘interrotto'. Mambo è padre di un altro ‘inverno', di un cambiamento sociale, di una rivoluzione culturale, di una diversa specie, naturalmente portata alle attività di accudimento primario dell'infanzia. ‘Covare' il suo Erik ha fatto di Mambo un padre materno che ha rinnovato il concetto tradizionale di virilità e autorevolezza. Il potenziamento della figura paterna non ha depotenziato comunque quella materna di Gloria, madre affettuosa e consapevole dei rispettivi ruoli. Ancora una volta Miller sposa la musica e realizza un ambizioso progetto danzato, riconfermando ecologismo, diversità e tridimensionalità. Tra rock e rap, pop e hip hop, jodel e melodramma (lirico), Erik intonerà la romanza di Puccini ("E lucevan le stelle") facendo rimpiangere la metrica perfetta di Giacosa e Illica, Happy Feet 2 canta e coreografa con meno incisività il palcoscenico antartico. Spettacolare nella profondità dell'oceano e del 3D è invece il mondo di sotto, ‘battuto' dai gregari Will e Bill, krill leggiadri che, sviluppando una storia parallela alla maniera di Scrat, si improvvisano predatori e risalgono la catena alimentare. Perché nelle produzioni ‘polari' di Miller i pinguini possono volare alto e gli invertebrati eseguire coreografie felpate che ‘spaccano'.

Action Man. X Missions. Il film

Un film di Dale Carman, Keith Lango. Ragazzi, - USA 2005.

Locandina Action Man. X Missions. Il film
Action Man, il piú grande eroe del mondo, affronta la sua missione piú difficile contro il malvagio Dr. X che, combinando il dna di animali feroci e di esseri umani, ha creato una terrificante armata di pericolosi combattenti. Una volta scoperto il piano per Action Man e la sua squadra inizia una corsa contro il tempo per sventare questa minaccia mortale

Next Avengers - Gli eroi di domani

Un film di Jay Oliva. Con Noah Crawford, Brenna O'Brien, Tom Kane, Aidan Drummond, Dempsey Pappion. Formato Film TV, Titolo originale Next Avengers: Heroes of Tomorrow. Animazione,Ratings: Kids, durata 78 min. - USA 2008.

Locandina Next Avengers - Gli eroi di domani
Dopo che gli Avengers si sono sacrificati per riuscire a sconfiggere il robot Ultron, Tony Stark (Iron Man), sopravvissuto, decide sia arrivato il momento di chiamare in casusa i figli dei paladini dell’umanità - nel frattempo allevati e addestrati - per proseguire il lavoro dei loro genitori. I ragazzi si trovano così a fare i conti con grandi responsabilità, ma prima di entrare in gioco provano a rintracciare Bruce Banner (l'incredibile Hulk), altro sopravvissuto tra gli originali Avengers.

14 gennaio 2012

Ken il guerriero - La leggenda di Toki

Un film di Kobun Shizuno. Con Hiroshi Abe, Kenyuu Horiuchi, Takashi Ukaji, Aya Hirano, Chikao Ohtsuka. Titolo originale Shin Kyuseishu Densetsu Hokuto no Ken: Toki-den. Animazione, durata 60 min. - Giappone 2008.

Locandina Ken il guerriero - La leggenda di Toki
Protagonista del penultimo capitolo della saga tratta dal celebre manga è Toki. L'OAV esplora la vita del personaggio giungendo ad inaspettati retroscena.

Mr. Bean - La serie animata

Un film di Alexei Alexeev, Miklós Varga. Formato Serie TV, Titolo originale Mr. Bean: The Animated Series. Animazione, - Gran Bretagna 2002

Locandina Mr. Bean - La serie animata
Versione a cartoni animati del famoso personaggio reso famoso dalla mimica dell'attore Rowan Atkinson. Nella versione originale Mr. Bean è doppiato dallo stesso Atkinson.

5 gennaio 2012

Alvin Superstar 3 - Si salvi chi può!

Un film di Mike Mitchell. Con Jason Lee, David Cross, Jenny Slate, Justin Long, Matthew Gray Gubler. Titolo originale Alvin and the Chipmunks: Chip-Wrecked. Animazione, Ratings: Kids, durata 87 min. - USA 2011. - 20th Century Fox uscita martedì 3 gennaio 2012.

Locandina Alvin Superstar 3 - Si salvi chi può!
I Chipmunks e le Chipettes si rilassano su una lussuosa nave da crociera, in rotta verso gli International Musica Awards, ma la tranquillità e il riposo non sono tra le abitudini di Alvin, che trova il modo di divertirsi pericolosamente, disobbedendo alle regole imposte da Dave. Ed è proprio giocando con un aquilone rubato ad un bambino che i sei scoiattoli finiscono naufraghi su un'isola deserta o quasi. Nella fiduciosa attesa che Dave verrà a salvarli, Alvin, Simon, Theodore, Brittany, Jeanette ed Eleanor, abituati ormai ai cibi raffinati e alle comodità, si trovano tutt'altro che a loro agio in quello che dovrebbe essere il loro ambiente naturale.
In occasione della sua terza apparizione cinematografica in live action Alvin Superstar si riprende dalla battuta d'arresto del secondo fiacco capitolo e offre una nuova occasione di divertimento, diretta naturalmente ai più piccoli ma infarcita senza posa di citazioni cinematografiche e strizzatine d'occhio al pubblico adulto, che non ci si può permettere di annoiare.
Se nella sequenza sulla nave da crociera i Chipmunks non possono distinguersi più di tanto per bizzarria, nel mezzo di una fauna umana che raggiunge vette altissime di pacchianeria, sull'isola i nostri sono soli con loro stessi ed è un piacere ritrovare Theodore il fifone, Alvin e Brittany in eterna e affettuosa competizione, e Simon in versione The Beach, privato dei freni inibitori da un morso velenoso di ragno e dunque sorprendentemente galante, coraggiosissimo e…francese. La temerarietà del nuovo Simon costringe Alvin ad una presa di responsabilità altrimenti sempre fuggita, proprio mentre la distanza costringe Dave ad avere fiducia nei suoi cuccioli ormai cresciuti, pronti per un'overdose di indipendenza. Alleggeriscono il messaggio pedagogico le citazioni, oltre che dal film di Danny Boyle, da Cast Away, da 007, Lost ma forse, soprattutto, dal format dell'Isola dei Famosi, perché stiamo pur sempre parlando di cantanti spiaggiati, con non pochi problemi di ego.
Un ritmo accelerato permette al film di contenere quasi ogni elemento dell'avventura classica dei naufraghi, dalla costruzione del rifugio al terrore del mostro alla scoperta di un tesoro, ma tanto dinamismo non eguaglia la qualità dei simpatici dialoghi tra il saggio Dave (Jason Lee) e il perfido zio Ian (David Cross), qui in versione grottesco pennuto. Colonna sonora di Rihanna e Lady Gaga in salsa squeak'n'roll.

First Squad: The Moment of Truth

Un film di Yoshiharu Ashino. Con Elena Chebaturkina, Aleksandr Gruzdev, Damir Eldarov, Irina Savina, Ludmila Shuvalova. Animazione, durata 70 min. - Russia, Giappone, Canada 2009

Locandina First Squad: The Moment of Truth
First Squad è un progetto animato diretto da Yoshiharu Ashino per lo studio d'animazione giapponese Stuodio 4°C e creato dagli artisti russi della Molot Entertainment, Misha Sprits e Aliosha Klimov. Il character design è stato creato da Hirofumi Nakata che si era precedentemente occupato della raccolta antologica di corti d'animazione Batman: Gotham Knight.
Durante l'inverno del 1941/42, la seconda guerra mondiale si trova in una posizione di stallo sul fronte orientale quando sia i nazisti che gli sovietici cercano di usare tutte le strategie possibili per spostare il tavolo a loro favore.
Nel frattempo un'organizzazione occulta delle SS, Ahnenerbe, calcola il prossimo “momento della verità”, (un raro momento in cui le azioni di un singolo uomo posso determinare l'uscita di un evento, di una battaglia o addirittura di un'intera guerra) si sta avvicinando al fronte orientale. L'uomo è un anonimo ufficiale sovietico e a meno che non venga ucciso, le sue azioni porteranno al successo alcuni attacchi locali sovietici. Per eliminarlo, gli spiritualisti dell'Ahnenerbe, invocano il barone Von Wolff dal mondo dei morti. Per bloccare il loro piano, una branca occulta dell'Intelligenza Sovietica, chiamata la 6° divisione, impiega il suo miglior agente, l'esper quattordicenne, Nadya, l'unica sopravvissuta dell'unità speciale della sesta divisione, la “First Squad”.

Hercules

Un film di John Musker, Ron Clements. Con Josh Keaton, Tate Donovan, Danny DeVito, James Woods, Susan Egan. Animazione, Ratings: Kids, durata 92 min. - USA 1997.

Locandina Hercules
Figlio di Zeus-Giove e di Era-Giunone, Hercules neonato è rapito da Pena e Panico, buffi accoliti di Ade-Plutone, dio dell'oltretomba che vuole spodestare il fratello Zeus. Abbandonato come Edipo, è allevato come un mortale da una coppia di coniugi e, non riuscendo a controllare la propria forza, combina molti disastri, finché, cresciuto, dimostra di aver diritto a rientrare nell'Olimpo compiendo imprese eroiche e salvando i divini genitori dall'attacco dei Titani, anch'essi strumenti del malvagio Ade. 35° cartoon di lungometraggio della Disney e 4° del tandem Musker-Clements, è ricco di trovate comiche, di ritmo agile, rallegrato da intermezzi cantati e danzati (musiche di Alan Menken e parole di David Zippel), ma patisce del gigantismo iperbolico degli effetti speciali. A livello grafico si sente l'apporto del disegnatore britannico Gerald Scarfe che si è ispirato alle antiche anfore greche ed è responsabile dell'apocalittica parte finale. Come il solito, i personaggi più convenzionali sono gli umani e gli dei dell'Olimpo, involgariti da un disegno “giapponese”. Distribuzione delle voci italiane: Ercole/Raoul Bova; Filottete/Giancarlo Magalli; Ade/Massimo Venturiello; Megara/Veronica Pivetti; Pena e Panico/Zuzzurro e Gaspare.

Ponyo sulla scogliera

Un film di Hayao Miyazaki. Con Yuria Nana, Hiroki Doi, Jôji Tokoro, Tomoko Yamaguchi, Yuki Amami. Titolo originale Gake no ue no Ponyo. Animazione, Ratings: Kids, durata 100 min. - Giappone 2008. - Lucky Red uscita venerdì 20 marzo 2009.

Locandina Ponyo sulla scogliera
Dalle profondità del mare emerge una pesciolina rossa a bordo di una medusa. Rimasta intrappolata in un barattolo di vetro, viene soccorsa e liberata da Sosuke, un bimbo di cinque anni che vive con la madre in cima alla scogliera. La gratitudine della pesciolina, che Sosuke battezzerà col nome di Ponyo, si trasforma in tenera amicizia. L'idillio viene però interrotto dall'intervento di Fujimoto, padre di Ponyo e padrone-stregone dei fondali marini. Un tempo umano, Fujimoto ha lasciato la terra per l'acqua prendendo in moglie la Madre del Mare. Decisa a tentare la fuga e a scegliere per sé un destino umano, Ponyo rovescia accidentalmente l'elisir magico del padre, trasformandosi in una bambina e alterando la quiete del mare. Le onde furiose e i pesci giganti la condurranno fino alla casa di Sosuke, dove sarà accolta e amata. Perché il mare si ritiri e restituisca a Ponyo la sua libertà e a Sosuke la sua mamma e il suo villaggio, affondati sotto i marosi, il bambino dovrà affrontare una prova e riportare l'equilibrio tra il genere umano e la natura.
Contro il riduzionismo che colpisce tutto il cinema di animazione, definito sbrigativamente dai senza anima "cartoni animati", si leva in alto e sopra e sotto la superficie del mare Ponyo sulla scogliera di Hayao Miyazaki. Mai rassegnato all'impiego della tecnologia digitale, il regista nipponico "sospende" la computer graphic e restituisce la complessità salata del mare con la matita e settanta artisti che hanno disegnato a mano centosettantamila disegni. Sotto i flutti marini nasce l'avventura di Ponyo, pesciolino dal volto umano e poi bambina dai capelli rossi e indisciplinati, che adora il prosciutto e ama Sosuke di un amore infantile e assoluto. Minuta e maldestra, allegra e fiduciosa verso il mondo, Ponyo è uno spirito spensierato e curioso che, muovendosi all'aria aperta e in mancanza di ossigeno, congiunge il mondo del fantastico occidentale ("La Sirenetta" di H. C. Andersen) a quello giapponese del divino.
Il suo graduale uscire dalla magia e dalla protezione dell'infanzia coincide con la scoperta di un nuovo mondo in cui diventare grande e di un nuovo affetto con cui diventare grande. Come accade spesso nei film di Miyazaki, i personaggi maschili sono eccellenti compagni d'avventura e ammiratori entusiasti che occupano la scena allo stesso livello dei personaggi femminili. Se il corpulento aviatore di Porco Rosso sceglie di ritirarsi su un'isola dell'Adriatico e di smettere di appartenere al mondo degli uomini, trasformandosi in un maiale, è in quello stesso mondo che si tuffa letteralmente la pesciolina Ponyo, disponibile a credere all'impossibile fino al punto di diventare bambina.
L'età di Ponyo permette a Miyazaki di mantenere tratti spensierati e radiosi accanto al senso di minaccia causato dallo tsunami che ha annegato lo scintillare quieto del mare. Meno addolorato e oppresso di Porco RossoPonyo sulla scogliera è una favola sulla potenza della parola data e della promessa mantenuta, sull'amore, sul rapporto tra giovani e anziani, sul confronto e il rispetto degli altri. Combinando la propria identità culturale con le culture altrui, Miyazaki confeziona un film deliziosamente infantile che ha il dono di essere comprensibile senza smettere di parlare la propria lingua. Un film disegnato a matita per entrare in contatto con i personaggi e le loro emozioni, una fiaba incantevole capace di finire bene senza essere ammaestrata. Al di là delle riflessioni e del principio ecologico sotteso, di Ponyo sulla scogliera resta sopra ogni cosa il piacere che produce guardarlo.

Heidi diventa principessa

Un film di Akihiro Ogawa. Titolo originale Hakucho No oji. Animazione, durata 92 min. - Giappone 1977.

Locandina Heidi diventa principessa
Due streghe trasformano in cigni i sei fratelli di Heidi. Ella si impegna, per liberarli dall'incantesimo, a restare muta per sei anni durante i quali dovrà anche confezionare sei maglie con gli spinosi fili di rovo. Va allora a vivere nel bosco, con la sola compagnia dei suoi amici animaletti. Un giorno un principe trova Heidi, se ne innamora e la conduce a corte. Le due streghe, gelose, convincono il principe che Heidi sia una strega: la poverina non può parlare per spiegarsi. Viene condannata a morte. Ma i fratelli la salveranno.

27 dicembre 2011

Arthur e la guerra dei due mondi

Un film di Luc Besson. Con Freddie Highmore, Mia Farrow, Robert Stanton, Selena Gomez, Jimmy Fallon. Titolo originale Arthur et la guerre des deux mondes. Fantastico, Ratings: Kids, durata 101 min. - Francia 2010. - Moviemax uscita venerdì 23 dicembre 2011.

Locandina Arthur e la guerra dei due mondi
Avevamo lasciato il perfido Maltazard nel mondo degli umani dopo che aveva acquisito una nuova statura mentre invece Arthur si trovava nel regno dei Minimei ridotto alle loro dimensioni e apparentemente impossibilitato a fare ritorno a casa. Ora la vicenda, come promesso, continua. Con il padre sempre più pentito di come ha trattato Arthur mentre il nonno cerca di mediare con Maltazard che, dopo aver tentato una precaria plastica facciale, rivela le proprie intenzioni di distruzione. Arthur però, con l'aiuto di Selenia e di Betameche, non perde tempo per la riscossa anche se le sue ridotte dimensioni sembrerebbero ostacolarlo. I tre non saranno i soli a muoversi a Daisy Town. Con loro c'è il figlio di Maltazard, Darkos.
Luc Besson, ovvero il serializzatore e il più americano dei registi francesi. Serializzatore perché, avendo scoperto con Arthur e il popolo dei Minimei una sorta di gallina dalle uova d'oro, ha deciso di sfruttarla più che poteva. Con Arthur e la vendetta di Maltazard lo aveva dichiarato esplicitamente grazie al cliffhanger dell'arrivo tra gli uomini del principale loro nemico seguito da quel ‘continua' che non si riferiva a una settimana dopo ma ad almeno un anno. L'operazione non gli era riuscita granché bene perché l'episodio era troppo sbilanciato in favore dell'inconsistente comicità del padre e della madre di Arthur.
Il regista deve essersi reso conto (anche se avrebbe dovuto saperlo) che sono i cattivi quelli che tengono in piedi le storie, soprattutto quando si atteggiano a fiabe, per di più con sfondo ecologista. Ha così deciso di affidarsi alla ‘terribile' coppia Maltazard/Darkos costruendo su di loro il perno della vicenda. È riuscito in questo modo a risalire la china e a contestualizzare le scene d'azione che nel film precedente davano l'impressione di dover servire da sveglia per uno spettatore semiassopito.
In questa occasione anche le citazioni e gli ammiccamenti (ironica al punto giusto la ‘creazione' di Dart Vader) non risultano posticci ma si inseriscono nella vicenda con naturalezza. Può quindi permettersi di spaziare da Hitchcock a Spielberg senza che allo spettatore bambino siano richiesti quei ‘prerequisiti' adulti che hanno finito con lo zavorrare alcune animazioni targate Dreamworks. Realizzando così un film davvero ‘per tutti' (ivi compresi coloro i quali non hanno visto i due film precedenti per i quali è pronto all'inizio un riassunto ad hoc).

Il figlio di Babbo Natale 3D

Un film di Sarah Smith, Barry Cook. Con James McAvoy, Hugh Laurie, Bill Nighy, Jim Broadbent, Imelda Staunton. Titolo originale Arthur Christmas. Animazione, Ratings: Kids, durata 98 min. - Gran Bretagna, USA 2011. - Sony Pictures uscita venerdì 23 dicembre 2011.

Locandina Il figlio di Babbo Natale 3D
Una domanda attraversa le menti dei bambini del mondo: come fa Babbo Natale a recapitare i regali a tutti, in tutto il pianeta, nell'arco di una sola notte? Semplice: grazie alla slitta-astronave S-1 e ad un esercito di elfi allenati a non impiegare più di 18,14 secondi per casa. Il fautore della svolta industrial-tecnologica nell'attività di Babbo è il suo primogenito Steve, destinato ad essere il prossimo ad indossare il costume rosso. Qualcosa però va storto, proprio la notte di Natale, e un pacco regalo rimane a terra. Che fare? Come consegnare il dono promesso alla piccola Gwen, in Cornovaglia? "Nessun bambino dev'essere dimenticato!", predica disperato Arthur, il figlio minore, l'inetto di famiglia, ma anche il solo che nutra nell'anima un amore inesauribile per il Natale e il suo spirito originario.
Era tanto che lo aspettavamo e finalmente è arrivato, il film che del Natale rispetta i crismi ma insieme li rinnova, generazionalmente (come suggerisce il titolo) e non solo. La fucina è quella di Wallace & Gromit e Galline in fuga ma il tocco è meno inglese e più universale, come vogliono il tema e la partnership con la Sony. Non sono però tanto le invenzioni collaterali simpatiche o i personaggi secondari fantasiosi a fare di questo film un desiderio esaudito, bensì la presenza di un'idea, semplice eppure unica, che fa di Babbo Natale qualcuno da spedire in pensione e individua il suo successore naturale in una sorta di Semola, a suo agio con la magia ma non con la tecnologia né con la legge del più forte. Ipocondriaco, goffo, relegato allo stanzino della posta anziché al quartiere generale della grande industria, Arthur è un nerd che non siede davanti ad un monitor ma davanti ad un database cartaceo, colorato e pressoché infinito di letterine, che un giorno trova la falla nel sistema, il bug che compromette l'intera ideologia che sta dietro il mito del Natale.
Per Arthur Christmas (questo il titolo originale) è dunque una questione di identità: le domande chiave "chi è Babbo Natale?" e "perché lo fa?" diventano "chi sono io?" e "qual è il mio scopo nella vita?". Concentrandosi sul viaggio dell'antieroe, il film fa così trionfare lo spirito natalizio senza retorica alcuna, semplicemente come la vittoria dell'inatteso (e personalizzato) sul previsto (e confezionato). Siamo dentro il contrario di Polar Express: non dalla casa del bimbo al magico Polo Nord ma dal disfunzionale Polo Nord giù, a tutti i costi, verso la piccola casa di una piccola donna in una piccola cittadina. Per restare ai raffronti cinematografici, diremo che non siamo lontani dal messaggio del bellissimo Ortone, per cui ogni persona è importante, per piccola che sia.
Infine, la scrittura brillante (anche e soprattutto perché dietro il personaggio esilarante di Nonno Natale si avverte la penna di Borat, Peter Baynham, che qui sceneggia con la regista Sarah Smith) e il 3D piacevolmente leggero, fanno del Figlio di Babbo Natale una delle migliori favole natalizie degli ultimi anni.

Trilli e il tesoro perduto

Un film di Klay Hall. Con Mae Whitman, Raven-Symone, Lucy Liu, Kristin Chenoweth, Anjelica Huston. Titolo originale Tinker Bell and the Lost Treasure. Animazione, Ratings: Kids, durata 81 min. - USA 2009. - Walt Disney uscita venerdì 2 ottobre 2009.

Locandina Trilli e il tesoro perduto
Secondo episodio della storia di Trilli, La Pietra di Luna è la principale fonte di magia della Radura Incantata dove vivono le Fate capaci di garantire il succedersi delle stagioni nel Mondo Fermo (quello cioè in cui abitano gli Umani). Ora però quel potere è in pericolo. Occorre quindi che qualcuno si avventuri alla ricerca di un tesoro in grado di riportare tutto alla normalità. Bisogna lasciare la Radura Incantata ed affrontare insidie sconosciute. Chi se non l'intraprendente Trilli potrà assumersi l'incarico?
La Disney ha sviluppato, all'interno della produzione dedicata alle Fate, un percorso in cui si racconta di Trilli. Nel primo episodio si assisteva al suo trasformarsi da fiore in Fata Tuttofare, incarico che però le stava stretto essendo desiderosa di conoscere il Mondo Fermo. Il primo film si chiudeva con Trilli che lasciava un carillon sulla finestra di una bambina contenta di ritrovare il suo giocattolo smarrito.
Quella bambina si chiamava Wendy e questa conclusione lasciava pensare a sviluppi legati alle vicende di Peter Pan. In questa seconda parte è praticamente la stessa Trilli a trasformarsi in un Peter Pan al femminile (la femminilità è sempre stata una caratteristica peculiare del personaggio che si diceva originariamente ispirato a Marilyn Monroe).
La grafica del film è molto curata con una particolare attenzione al mondo della Natura. Questo lo rende attraente per il pubblico dei più piccoli non dimenticando gli adulti ai quali non dispiacerà sul piano estetico.

Trilli e il grande salvataggio

Un film di Bradley Raymond. Con Mae Whitman, Michael Sheen, Lucy Liu, Raven-Symone, Kristin Chenoweth. Titolo originale Tinker Bell and the Great Fairy Rescue. Animazione, durata 76 min. - USA 2010.

Locandina Trilli e il grande salvataggio
Durante la vacanza delle fate nei fioriti prati inglesi Trilli stringe un forte legame con Lizzy, una ragazzina curiosa con una ferma convinzione nel potere della Polvere Magica e dell'esistenza della Radura Incantata. Mentre Trilli vive questa nuova emozionante esperienza, mette inconsciamente a repentaglio la sua incolumità costringendo le altre fatine a intervenire con un'audace missione di salvataggio.

Monster House

Un film di Gil Kenan. Animazione, Ratings: Kids, durata 91 min. - USA 2005. uscita venerdì 13 ottobre 2006.

Locandina Monster House
È la notte di Halloween e tre ragazzini incuriositi da una tetra casa al di là del viale, decidono di avventurarsi nella sinistra dimora alla ricerca dei mostri che la abitano.
Una semplice trama da "teen horror movie", sulla falsa riga di film come Amityville Horror, con la classica "haunted house", non è solo il pretesto per fare sfoggio delle potenzialità dell’animazione 3D (che sorprendono fin dall’incredibile volo iniziale di una foglia d’albero), ma è anche la dimostrazione di come l’ironia dei dialoghi si possa fondere con una sana paura dei fantasmi. Trascorsi, infatti, i primi cinque minuti a strabuzzare gli occhi di fronte alla meraviglia della messa in scena (dalla fluidità dell’animazione alla naturalezza delle inquadrature e delle sequenze), si distingue dai film di genere per l’intelligenza di una sceneggiatura in cui ogni dettaglio si prende gioco degli stereotipi dell’intera serie di film horror che raccontano di una casa posseduta da qualche sconosciuta presenza.
Ci sono tre teenager, una sorella maggiore, i soliti poliziotti convinti di risolvere tutto, alberi animati e "dolcetti o scherzetti". L’animazione, inoltre, consente di trasformare il tipico terrore condito di sangue (che qui non c’è), in visionarietà e in quella, già citata, sana paura adatta ai più giovani, che avranno più di un’occasione per sobbalzare sulla poltrona. Probabilmente, come i loro genitori.

Phineas e Ferb – viaggio nella seconda dimensione

Un film di Nick Park, Dan Povenmire. Con Dee Bradley Baker, Vincent Cassel, Kelly Hu, Ashley Tisdale, Sigourney Weaver. Titolo originale Phineas and Ferb: Across the Second Dimension. Animazione, - USA, Gran Bretagna 2011.

Locandina Phineas e Ferb – viaggio nella seconda dimensione
Phineas e Ferb scoprono che il loro adorato ornitorinco domestico Perry é in realtà l’agente segreto P che ogni giorno combatte le forze del male.
I ragazzi decidono di fare squadra con lui e di seguirlo in un’avventura in un universo parallelo dove dovranno a tutti i costi combattere contro una versione ancora più maligna del dr. Doofenshmirtz.

21 dicembre 2011

Il gatto con gli stivali

Un film di Chris Miller. Con Antonio Banderas, Salma Hayek, Zach Galifianakis, Billy Bob Thornton, Amy Sedaris. Titolo originale Puss in Boots. Animazione, Ratings: Kids, durata 90 min. - USA 2011. - Universal Pictures uscita venerdì 16 dicembre 2011.

Locandina Il gatto con gli stivali
In un antico borgo spagnolo, Gatto e Humpty Dumpty sono cresciuti come fratelli in un orfanotrofio, col sogno di trovare un giorno i fagioli magici e arrivare all'oca dalle uova d'oro. Nel frattempo, geloso del suo compare più atletico ed amato, Humpty non ha però disdegnato la strada del crimine ed è proprio in occasione di una rapina che qualcosa è andato storto e la loro amicizia si è frantumata. Gatto si aggira da allora come un fuorilegge, in cerca di un modo per ripulire il suo nome, mentre Humpty fa squadra con Kitty Zampe di Velluto, una gattina bella e scaltra. Il destino li rimette un giorno insieme, finalmente sulle tracce dei fagioli magici.
Anche chi non è mai stato fan delle avventure animate dell'orco Shrek, non ha potuto resistere al fascino sornione e birichino del personaggio del gatto, apparso nel secondo capitolo e divenuto in fretta la sola oasi anti-noia all'interno di un franchise in rapido inaridimento. Il film che lo vede protagonista sceglie di non sfiorare nemmeno marginalmente il suo cammino al fianco degli orchi e di ciuchino ma di andare direttamente ad esplorare la sua infanzia e la genesi del personaggio, un po' come hanno fatto recentemente altre saghe cinematografiche, da Star Trek a X-Men.
Mutare terreno, data l'arsura della palude precedente, non sembrava affatto una cattiva idea, quella che non si spiega è la mutazione totale, diremmo genetica, del personaggio. Cosa ne sia stato della pallina di pelo capace di confondere gli avversari sgranando gli occhioni e facendo le fusa per poi tirare fuori gli artigli al momento opportuno, è un mistero senza soluzione. Ritroviamo il gatto trasformato in parte in Zorro, con tanto di cavallo e spada graffitara (e va bene che dietro c'è Banderas ma sembra una presa in giro), e in parte in D'Artagnan, con Milady al seguito. Ciò che non cambia, rispetto alla tradizione di famiglia, è il paesaggio narrativo, ispirato ancora una volta alla fiaba - qui è “Jack e il fagiolo magico” - ma, se possibile, più pretestuoso che altrove.
Per una curiosa legge del contrappasso, così come il gatto con gli stivali aveva a suo tempo rubato la scena ai protagonisti del film che l'ospitava, qui non c'è dubbio che i numeri del gatto siano di gran lunga meno interessanti di qualsiasi cosa faccia il personaggio di Humpty, l'uovo antropomorfo. Handicappato drammaticamente dalla sua forma fisica che lo rende totalmente dipendente dall'aiuto altrui, Humpty è invidioso, morbosamente legato al proprio compagno di giochi d'infanzia, incline a commettere atti fraudolenti e pronto a tradire, ma anche ingegnoso, spassoso e autoironico (la tutina dorata è un colpo di genio): l'unico personaggio che buchi lo schermo e per il quale valga la pena vedere il film.

Stuart Little 3 - Un topolino nella foresta

Un film di Audu Paden. Titolo originale Stuart Little 3: Call of the Wild. Animazione, durata 74 min.


3° della serie incentrata sul topolino bianco, questa volta in vacanza con la famiglia Stuart in campeggio, costretto ad affrontare un leone di montagna che, dopo aver terrorizzato gli animali della foresta, cattura Fiocco di Neve. Le avventure di vita quotidiana potrebbero anche andare avanti all'infinito, se fossero episodi di breve durata, ma le gag si ripetono e le idee latitano per 74 lunghi minuti. Solo Home Video.

Power Rangers - Il film

Un film di Bryan Spicer. Con Karan Ashley, Johnny Yong Bosch, Steve Cardenas, Jason David Frank, Amy Jo Johnson. Titolo originale Mighty Morphin Power Rangers: The Movie. Avventura,Ratings: Kids, durata 95 min. - USA 1995.

Locandina Power Rangers - Il film
Dotati di poteri eccezionali, sei giovani si trasformano nei Power Rangers, incaricati di proteggere il mondo intero da un supercriminale polimorfico che viene alla luce dopo seimila anni. Ispirato a una serie TV di successo inventata in Giappone, è un innocuo esempio di sottocinema fondato sugli effetti speciali e l'animazione computerizzata destinato al pubblico tra gli 8 e i 14 anni.

Stuart Little - Un topolino in gamba

Un film di Rob Minkoff. Con Michael J. Fox, Geena Davis, Hugh Laurie, Jonathan Lipnicki, Nathan Lane. Titolo originale Stuart Little. Fantastico, durata 83 min. - USA, Germania 1999

Locandina Stuart Little - Un topolino in gamba
Nel suo piccolo appartamento stretto fra i grattacieli che circondano Central Park, la famiglia Little si sveglia carica di eccitazione ed aspettative per l'adozione che porterà un nuovo fratellino al piccolo George e un nuovo membro all'interno del loro amorevole nucleo familiare. Una volta giunti all'orfanotrofio, i coniugi Little si trovano di fronte ad una miriade di ragazzini scatenati poco in sintonia con le abitudini prudenti e moderate della coppia, finché i loro occhi e le loro orecchie non si posano sul minuscolo Stuart, un topo orfano dai modi affabili ed estremamente garbati. Dopo solo un breve colloquio, i Little non hanno dubbi: Stuart sarà il nuovo membro della famiglia. Ma pur nelle sue ridotte dimensioni, la presenza di Stuart porta comunque scompiglio nello status quo della casa: dalle gelosie del gatto di casa Snowbell fino ai problemi di adattamento di George.
Il cinema è una questione di dimensioni, un luogo in cui la fascinazione per la proiezione delle immagini è strettamente legata alla grandezza delle stesse. E, in particolare, è il cinema per l'infanzia ad essersi fatto portatore sano della filosofia “bigger than life” attraverso una riscrittura dei rapporti di forze fra fasce d'età (adulti e bambini messi sullo stesso piano) e specie biologiche (piante e animali dai tratti antropomorfici) con finalità sia edificanti che di puro intrattenimento. Rob Minkoff, regista che non a caso viene dall'animazione e dal grande successo de Il Re Leone, rilegge una nota favola dello scrittore americano E.B. White, trovandovi all'interno l'opportunità di giocare “dal vero” sulle proporzioni e su uno schiacciamento delle coordinate spazio-temporali. Nella New York della famiglia Little non ci sono tracce che rimandano a una precisa collocazione. Anche se inserito all'interno di uno skyline newyorkese visibilmente artificioso e accompagnato delle insidie dei giardini di Central Park, l'universo dei Little è fuori da ogni tempo: l'abbigliamento vintage, il perbenismo ostinato, l'estetica sospesa fra sobrietà art decò e una pop art dai toni pastello.
La costruzione di una realtà favolosa e l'abbattimento delle gerarchie del regno animale, procedimenti così naturali nell'animazione, vengono problematizzati inStuart Little non solo da una storia che parla di accettazione e di appartenenza, ma anche attraverso scelte di regia ed effetti di post-produzione che fanno di tutto per dare un senso di elasticità alle proporzioni. Minkoff si impegna anche visivamente a minimizzare il mondo degli adulti (che appaiono per lo più manichini sorridenti e benpensanti), e a gonfiare quello dei piccoli, fino a farvi contenere avventure e imprese in miniatura (la regata fra i modellini di barche, la caccia al topo notturna a Central Park). In questo universo fiabesco trova collocazione ideale Stuart, topino dotato di una capacità di affetto garantita solo dalla purezza del digitale; mentre, al contrario, i gatti appaiono come gli unici soggetti contaminati dal cinismo della City.