Sponsor

Visualizzazione post con etichetta Commedia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Commedia. Mostra tutti i post

23 gennaio 2012

Benvenuti al Nord

Un film di Luca Miniero. Con Claudio Bisio, Alessandro Siani, Angela Finocchiaro, Valentina Lodovini, Nando Paone. Commedia, durata 110 min. - Italia 2012. - Medusa uscita mercoledì 18 gennaio 2012.

Locandina Benvenuti al Nord
Alberto Colombo, brianzolo impiegato alle poste, ha finalmente ottenuto la promozione e il trasferimento a Milano. Il Sud, in cui è stato benvenuto e benvoluto, sembra adesso un ricordo lontano che Mattia, indolente compagno meridionale, risveglia col suo arrivo improvviso. Perché la relazione con la bella Maria sta naufragando a causa della sua immaturità e di un mutuo procrastinato. Deciso a dimostrare alla consorte di essere un uomo responsabile, Mattia si lascia contagiare dall'operosità milanese finendo per fare brunch e carriera sotto la Madunina. Alberto intanto, promosso direttore e occupato full time, trascura la moglie che finirà per lasciarlo. Sedotti e abbandonati si rimboccheranno le maniche e proveranno a riprendersi la famiglia e una vita migliore in un'Italia senza confini e campanilismi.
La nuova commedia italiana non è più interessante della vecchia, quella dei cinepanettoni per intenderci, ma mette in luce delle diversità rispetto a una scena comica affezionata a modelli tenaci e incrollabili. Archiviati i luoghi esotici, il Nord e il Sud del Belpaese diventano il territorio da occupare, rilanciando con forza e risate l'unità nazionale. Unità sponsorizzata dall'efficienza delle poste italiane, dalla velocità alta delle sue ferrovie e dalla praticabilità delle sue autostrade, che esprimono la dinamicità di personaggi sempre diversi da com'erano al principio o al ‘casello' di partenza. Tra una raccomandata e una Freccia rigorosamente rossa si fa l'Italia e si fanno gli italiani, incarnati da Claudio Bisio e Alessandro Siani, di nuovo alle prese coi cliché regionali, poi messi in discussione, superati e rimpiazzati con altri più abusati. Dopo il meridione di Castellabate, spetta al settentrione milanese essere declinato in stereotipo. In direzione ostinata ma contraria, Benvenuti al Nord serializza il format francese a firma Dany Boon (Giù al Nord) e intraprende un viaggio prevedibile verso il ‘freddo' capoluogo lombardo, che si rivelerà neanche a dirlo altrettanto accogliente e gioioso.
Congedato Massimo Gaudioso e arruolato Fabio Bonifacci, la commedia di Luca Miniero riprende il benvenuto scorso con pochissime novità, riconfermandone la perfetta calibratura, gli ingredienti e i protagonisti sempre radicati nei tempi e nei ritmi degli sketch televisivi. Se il personaggio di Bisio scopriva a Sud il sole e il mare, la bonarietà e l'ospitalità della sua gente, quello di Siani imparerà il fascino della nebbia, sparata artificialmente, e il senso civico del milanese, che lava le strade di notte, combatte le polveri sottili, mette il casco in moto, in bicicletta e sul lavoro. Un anno trascorrerà tra happy hour e happy night, prima che il Mattia, perché il milanese ammette l'articolo determinativo davanti al nome proprio, possa trovare la maturità e ritrovare la sua procace Maria.
Benvenuti al Nord, come il precedente capovolto, è soltanto una favola che promette di incrinare la tenuta degli stereotipi nell'immaginario collettivo mentre li conferma, che reitera modalità (ri)creative e produttive, che costruisce tutto sulla parola e niente sull'idea di visione. Se Bisio e Siani non fanno una stella, sprovvisto di profondità (e fisionomia) drammatica il primo, epigono sbiadito dello stupore malinconico di Troisi il secondo, Paolo Rossi produce un firmamento interpretando (ancora una volta dopo RCL) il ‘metodo Marchionne'. Corpo solista si incarica di riempire una scatola vuota con la deflagrazione della sua comicità mimica e verbale.

City Island

Un film di Raymond De Felitta. Con Andy Garcia, Julianna Margulies, Steven Strait, Emily Mortimer, Ezra Miller. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 100 min. - USA 2009. - Mikado uscita venerdì 25 giugno 2010.

Locandina City Island
Vince Rizzo è una guardia carceraria che nutre il segreto desiderio di recitare. Segreto che non ha rivelato neppure a sua moglie Joyce la quale sospetta che quando lui dice di andare a giocare a poker (mentre va a un corso di recitazione) in realtà incontri un'amante. In famiglia anche gli altri membri custodiscono segreti: il figlio adolescente Vince Jr. ha una passione per le donne obese mentre la figlia, che è via da casa per studiare grazie a una borsa di studio, fa lo strip tease. Le cose si complicano quando Vince fa uscire dal carcere sotto la sua tutela un ragazzo che ha scoperto essere suo figlio. Qualcuno però potrebbe aiutarlo a dire finalmente la verità. È la compagna di recitazione Molly. Che però custodisce a sua volta un segreto difficile da confessare.
Se si pensa al plot di base di City Island si può credere che si tratti di un melodramma a tinte forti che sfrutta l'”italianità” del suo protagonista. Non è così. O, meglio, il melodramma ha la sua parte (dichiarata anche esplicitamente da un'aria della “Carmen” di Bizet) soprattutto nel sottofinale che è recitato volutamente in toni esasperati. Per il resto del film invece veniamo condotti per mano in una rivisitazione intelligente di situazioni classiche del cinema (prima fra tutte quella del nuovo arrivato che si trova a sconvolgere una situazione già in equilibrio precario) con accenti che sfiorano la descrizione di nuclei familiari border line cara aTodd Solondz in particolare nel ruolo di Vince Jr.. Le piccole frustrazioni, il non detto che si instaura in una coppia che pure al fondo ha ancora elementi che la potrebbero far procedere positivamente, la possibilità di un'amicizia vera e profonda tra un uomo e una donna.
Questi ed altri sono i temi che vengono affrontati con la giusta dose di leggerezza e di malinconia per le occasioni che quotidianamente si perdono per paura di essere feriti nell'intimo. Se poi si aggiunge che si può anche assistere a una scena in cui Andy Garcia, aspirante attore, va a un'audizione per un film di Scorsese con De Niro protagonista allora si può star certi che è garantita anche una giusta dose di divertimento. City Island, senza essere un capolavoro, può valere una visita.

Mannequin

Un film di Michael Gottlieb. Con Andrew McCarthy, Kim Cattrall, James Spader Commedia, durata 89 min. - USA 1987.

Locandina Mannequin

Dopo vari mestieri, giovane ambizioso fabbrica manichini presso una ditta dove fa anche il vetrinista. Uno dei manichini si anima e assume le sembianze di una principessa egiziana. Tra i due è felicità amorosa. Favoletta che vorrebbe fare il verso alla commedia americana degli anni '40. Seguito da Aiuto! Mi sono persa a New York.

18 gennaio 2012

Billo - Il Grand Dakhaar

Un film di Laura Muscardin. Con Thierno Thiam, Susy Laude, Marco Bonini, Paolo Gasparini, Carmen de Santos. Commedia, - Italia, Senegal 2008. - Achab Film uscita venerdì 19 settembre 2008.

Locandina Billo - Il Grand Dakhaar
Thierno s'imbarca dal Senegal alla volta dell'Italia con il sogno di lavorare nella moda. Ha un diploma di sarto, una bella cugina che ha promesso di aspettarlo e divenire sua sposa e la benedizione del marabout, il suo maestro di corano e di vita. Sbarcato a Roma ne passerà di tutti i colori, finirà in carcere per presunto terrorismo e perderà il lavoro per presunte molestie, fino a che troverà l'amore di Laura, né presunto né incerto, ma proprio nel momento in cui la famiglia lo reclama in Africa per le promesse nozze.
Billo, Il Grand Dakhaar , opera seconda di Laura Muscardin che esordì nel 2001 con "Giorni", si regge interamente sulle spalle di Thierno Thiam, l'attore senegalese che ha ispirato il racconto del film e che rivive le proprie peripezie sullo schermo con lo sguardo quasi ingenuo del bravo interprete e l'entusiasmo di chi, mentre recita, sta già realizzando un sogno.
La regista mescola bene le carte, la stagione romana e quella africana del protagonista procedono parallele ma sfasate nel tempo per incontrarsi nel punto in cui Thierno detto Billo, se ancora non ha capito del tutto i costumi occidentali, non riesce comunque più ad accettare gli usi africani, e allora, finalmente, si fa strada il quesito irrisolvibile dell'identità ed esplode la tragicommedia.
Evidente metafora della volontà di "mettersi nei panni dell'altro", il lavoro sartoriale di Billo porta con sé il senso di un'integrazione tutta da creare, di legami da "cucire" e riparare, e colora con l'estro delle vesti una pellicola povera (di mezzi) ma mai piagnucolosa.
Un po' Mork e Mindy – per la tenerezza di Laura/Susy Laude - e un po' E allora Mambo, il film sposa in patria l'estetica della commedia italiana (amichevoli partecipazioni di Lella Costa e Rolando Ravello comprese) e nelle scene africane i tempi e i modi del cinema africano, realizzando un'integrazione audiovisiva di fatto che è la sua principale ragione di piacere e d'interesse. "Borom Gaal", l'arrangiamento ad opera di Youssuo N'Dour del "Barcarolo romano" di Romolo Balzani, con tanto di caso diplomatico connesso (per un errore il musicista senegalese registrò inizialmente il pezzo in Siae a proprio nome), non è, infine, che la perfetta metonimia dell'operazione nel suo complesso.
Appesantito da una narrazione troppo preoccupata della sequenzialità cronologica e da uno stile un po' timido, che scansa la commedia tout court ma per scelta non solleva mai il dramma, Billo è una favola moderna, un'avventura picaresca fatta di incontri e di insidie, dove i sentimenti sono sinceri e i problemi non finiscono mai. Tanto meno con la fine del film.

14 gennaio 2012

Immaturi - Il viaggio

Un film di Paolo Genovese. Con Ambra Angiolini, Luca Bizzarri, Barbora Bobulova, Raoul Bova, Anita Caprioli. Commedia, durata 100 min. - Italia 2012. - Medusa uscita mercoledì 4 gennaio 2012.

Locandina Immaturi - Il viaggio
Dopo aver finalmente sostenuto la maturità il gruppo di quasi-quarantenni al centro di Immaturi, si prende una settimana di vacanza per il più classico dei viaggi post-esame, nella più classica delle località adolescenziali: un'isola greca.
Le tentazioni di ogni sorta che troveranno sull'isola non faranno che aumentare ed esasperare i conflitti latenti, le paure e i nodi irrisolti delle relazioni che animano l'interno del gruppo.
L'epopea del raggiungimento della maturità (intesa concretamente come "esame di stato") è stata lo specchio del raggiungimento di un'insperata maturità (intesa in senso ideologico come maturazione mentale e assunzione delle responsabilità) per un gruppo di adulti poco cresciuti che dovrebbe rispecchiare lo stato di buona parte della nostra società. Ora il viaggio che segue questo traguardo mette alla prova le conquiste del primo film, per un ulteriore passo in avanti nella scala della maturazione.
In realtà quello che succede è che per girare in meno di un anno il seguito di un film di grande (e inaspettato, per tutti) successo si procede nella maniera più rapida: si lasciano intatti personaggi, dinamiche e relazioni cambiando unicamente il contesto, in modo da prestare il fianco a nuove avventure per i medesimi caratteri. È la struttura seriale dei fumetti o dei cartoni animati, non mutare nè far evolvere i personaggi (o farlo molto molto lentamente) per reiterare possibilmente all'infinito avventure quasi uguali.
In questo nuovo film gli immaturi, trovata ormai una sistemazione sentimentale (tutti tranne uno, il donnaiolo indefesso) passano al livello successivo: mantenerla. Tra tradimenti veri e presunti, velleità di indipendenza e confronto con la propria volontà di non impegnarsi il risultato sarà il medesimo del primo film. Il problema semmai è come Immaturi - Il viaggio scelga di arrivare a questo finale, cioè abusando di una struttura ruffiana che propone il grado zero della variazione sui temi scelti.
Il figlio mammone che ora è fidanzato iper-innamorato e affezionato, il bello che crede di non poter avere cedimenti davanti ad un possibile tradimento, l'indipendente che si pente del suo isolamento, lo sciupafemmine che non vuole impegnarsi, sono tutti punti di partenza comuni a tante commedie che Immaturi - Il viaggio continua a far rimanere spunti, senza regalare mai a nessun personaggio uno svolgimento o una messa in discussione degna di nota. Sebbene si proponga di raccontare l'atteggiamento di fronte a problemi comuni di diverse tipologie umane, Paolo Genovese non riesce mai a rappresentare qualcosa che esuli dal luogo comune filmico, finendo per rimestare nel solito repertorio di ralenti, altalene di fronte al mare, sguardi malinconici alla Luna e anelli consegnati nel momento sbagliato.
Il film insomma si accontenta di fare il minimo lavoro immaginabile sul racconto, riproponendo tutto il già visto in decenni di cinema e televisione con una verve che solo in rarissimi momenti è in grado di giustificare l'operazione, in gran parte dovuta alle singole individualità e non alla messa in scena.
Totalmente fuori parte, ruolo e film l'apparizione di Luca Zingaretti, un momento di surrealismo puro.

Born To Be a Star

Un film di Tom Brady. Con Christina Ricci, Stephen Dorff, Nick Swardson, Don Johnson, Dana Goodman. Commedia, - USA 2011. - Sony Pictures

Locandina Born To Be a Star
Il film racconta la storia di un giovane nerd che vive in un piccolo centro abitato nel Nord dell’Iowa. La quotidianità del ragazzo verrà sconvolta quando un giorno scoprirà un incredibile segreto di famiglia: i suoi genitori, apparentemente una coppia tranquilla e rispettabile come tante, erano celebri attori porno negli anni Settanta! Cosa fare se non partire verso Los Angeles per ricalcare le orme dei genitori e diventare una star del porno?

Voglia di vincere

Un film di Rod Daniel. Con Michael J. Fox, Jerry Levine, James Hampton Titolo originale Teen Wolf. Commedia, durata 91 min. - USA 1985.

Locandina Voglia di vincere
Scott (Michael J. Fox) è uno studente nel pieno dell’adolescenza e non riesce a emergere come vorrebbe, né a conquistare la ragazza che gli piace. Scopre di essere un licantropo e grazie a quello realizza i suoi desideri, diventando un asso del basket, anche se poi comprende che tutto sommato preferisce riuscire nella vita con le sue forze “normali”. Teen comedy che azzecca il parallelo tra licantropia e turbe adolescenziali e azzecca anche il protagonista, Michael J. Fox, simpatico nel personaggio. Per il resto è mediamente divertente, ma è un buon successo di pubblico (oltre 33 milioni lordi di incasso negli USA), sulla scia della fama ottenuta dal protagonista quello stesso anno con il primo Ritorno al futuro

Riccardo III - Un uomo, un re

Un film di Al Pacino. Con Al Pacino, Harris Yulin, Timmy Prairie, Alec Baldwin, Aidan Quinn. Titolo originale Looking for Richard. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 109 min. - USA 1996

Locandina Riccardo III - Un uomo, un re
Non è un film “da”, ma “su” Riccardo III (1592-93) di W. Shakespeare. L'operazione di A. Pacino, al suo 1° film come regista/sceneggiatore, fonde l'inchiesta urbana, il film sul film, la trasposizione filmica di un testo teatrale. Già applaudito interprete del dramma sul palcoscenico, Pacino s'interroga sul senso e sui modi dell'operazione, raccogliendo risposte dai collaboratori, dalla gente per la strada, da interpreti e registi scespiriani (John Gielgud, Kenneth Branagh, James Earl Jones, Vanessa Redgrave, Peter Brook) e da critici (Derek Jacobi, Barbara Everett). In un montaggio alternato che talvolta confonde i piani, si avvicendano i passi salienti della tragedia, le interviste, le prove a tavolino con gli attori. Il vero protagonista di questo docudrama non è il re gobbo di Shakespeare, ma l'italoamericano Pacino con le ombre dei personaggi “cattivi” che ha interpretato sullo schermo. È anche un originale tentativo per misurare la modernità di Shakespeare, nostro contemporaneo. Pacino lo fa con intelligenza, energia, passione.

L'Esercito degli Angeli

Un film di Stein Leikanger. Con Fredrik Stenberg Ditlev-Simonsen, Martin Eidissen, Frederick Paasche, Gjertrud L. Jynge. Titolo originale När jag träffade Jesus... med slangbellan. Commedia,Ratings: Kids, durata 88 min. - Norvegia 2000.

Locandina L'Esercito degli Angeli
Nella Norvegia degli anni '30, Oddemann, un ragazzino curioso che riesce a vedere le cose che gli adulti hanno smesso di notare, trascorre le sue giornate in una piccola fattoria vicino a Oslo, scervellandosi sul comportamento delle persone che lo circondano. Ha deciso che non vuole crescere: il mondo adulto non lo tenta per niente, gli adulti sono troppo seri o troppo arrabbiati.

5 gennaio 2012

Finalmente maggiorenni

Un film di Ben Palmer [II]. Con Simon Bird, James Buckley, Blake Harrison, Joe Thomas, Lydia Rose Bewley. Titolo originale The Inbetweeners Movie. Commedia, durata 100 min. - Gran Bretagna 2011. - Eagle Pictures uscita mercoledì 4 gennaio 2012.

Locandina Finalmente maggiorenni
Quattro amici della periferia di Londra, Will, Simon, Jay e Neil, hanno appena concluso gli studi superiori e le loro strade stanno per separarsi. Per risollevare il morale di Simon, da poco abbandonato dalla ragazza, decidono di organizzare una vacanza estiva prima di salutarsi. Con un biglietto per Creta e un bagaglio pieno di frustrazioni sessuali e di spirito goliardico, i quattro adolescenti finiscono in un vecchio appartamento fatiscente e iniziano da subito a scoprire le delizie della vita notturna di Malia. In uno dei locali più squallidi della città incontrano quattro ragazze inglesi, apparentemente perfette per dare vita alle tanto agognate avventure estive. Se solo non fossero davvero troppo imbranati per riuscire nell'impresa.
Oltre a presentarsi come il figlio imberbe nato da un incrocio fra American Pie e la realtà suburbana dei romanzi di Jonathan Coe e Roddy Doyle, Finalmente maggiorenni è prima di tutto il prolungamento per il cinema di una popolare sit-com inglese. The Inbetweeners (da quel tipico momento “in between” che è l'adolescenza) è stata per tre brevi stagioni la versione british del classico racconto di iniziazione sessuale dei teen movies americani: una serie incentrata sulle tragicomiche disavventure di quattro giovani loser della periferia inglese. Rispetto agli episodi televisivi, incentrati sulla dimensione quotidiana e ordinaria del tipico studente di liceo, la versione per il cinema si confronta con l'extra-ordinario delle vacanze estive, ampliando il campionario di possibili brutte figure fino a farne un catalogo di improvvide imprese dettate solo da impulsi ormonali.
Ma anche se il tipo di situazioni cui danno vita i quattro inbetweener in libera uscita non sono poi così dissimili dai vari trip dei coetanei americani, sono soprattutto il ritmo e lo stile narrativo della commedia a rinnovare una formula immarcescibile. Del tipico teen movie di produzione industriale, Finalmente maggiorenni perde quel sapore artificioso e quel rigido impianto che tende a subordinare la narrazione alla comicità, facendo somigliare i film più a una catena di montaggio di umiliazioni forzate. Al contrario, beneficia di una certa felicità di scrittura, oltre che di un gruppo di personaggi ben costruiti nelle loro differenze e somiglianze. Dal nerd petulante al bravo ragazzo ingenuo e innamorato, dall'incontenibile erotomane al giovane bamboccione, ognuno dei protagonisti si lancia nelle proprie vergogne verbali e corporali con estrema naturalezza. In questo modo, anche dalla volgarità si diffonde, per una volta, un misto di goffaggine ed eccitazione, o meglio, una maggiore empatia nei confronti degli adolescenti, capace di mettere assieme i giochi di parole più sboccati e le gag più triviali con una tenera descrizione dei palpiti sentimentali e delle iniziazioni sessuali.
Certo, rispetto alla serie televisiva, il film risente di una certa ridondanza che in dirittura d'arrivo gli fa perdere i suoi ritmi serrati e si vede sopraffare dall'accumulazione di cliché. Ma il tutto avviene senza chiuse sentimentali o passaggi forzati sul tempo che passa e sull'esperienza della crescita. Lasciando solo sedimentare i giusti sentimenti dietro alla forma della commedia pura e dentro all'unica dimensione esistente quando si è adolescenti: il presente.

Aguasaltas.com - Un villaggio nella rete

Un film di Luis Galvao Teles. Con João Tempera, María Adánez, Marco Delgado, Isabel Abreu Titolo originale Aguasaltas.com - Un villaggio nella rete. Commedia, durata 103 min. - Portogallo 2011. - Kitchen Film uscita mercoledì 28 dicembre 2011.

Locandina Aguasaltas.com - Un villaggio nella rete
Poco prima di essere trasferito in città, Pedro riceve una lettera da una multinazionale spagnola: se non chiuderà al più presto il sito web che ha dedicato al piccolo villaggio portoghese di Aguas Altas in cui lavora come ingegnere civile, quella stessa comunità dovrà pagare una multa di 500.000 euro per violazione di dominio. Il nome del paese, infatti, è lo stesso appena registrato di un'acqua che la grossa ditta si appresta a mettere sul mercato. La decisione sul futuro del sito spetta però a tutti i cittadini, tra favorevoli alla chiusura e fermi oppositori. Del resto, se vale una tale sanzione, perché non dovrebbe fruttare un risarcimento di uguale entità in loro favore?
La dimensione squisitamente rurale della pellicola diretta da Luís Galvão Teles risulta chiara già da quei titoli di testa che scorrono su quadri di acque e montagne, accompagnati da una musica di azzeccata armonia. Nel corso di Aguasaltas.com – Un villaggio nella rete la medesima sospensione tornerà in altre occasioni a sottolineare una scena di affetto oppure un'inaspettata pausa tra le continue peripezie. Il regista orchestra, infatti, una girandola di equivoci, di piccoli incidenti e discordie sullo sfondo di un villaggio del Nord del Portogallo che diventa presto il centro di un dibattito globale, portando quasi paradossalmente il mondo in un quadro di desiderabile semplicità ormai perso. La divisione tra i cittadini descritti con gusto naïf e il controcampo delle mire spietate della multinazionale ingaggia una battaglia – prima a distanza e poi sempre più ravvicinata attraverso la figura del portavoce del primo ministro – dove lo spettatore non può che parteggiare per i primi. Nel racconto di un'avventura cui spetta il lieto fine e colma di fin troppo buone intenzioni, c'è l'invito a ritornare alle piccole cose della vita, al contatto, alla costruzione di un ponte ideale costruito verso un calore umano gelato dalla contemporaneità. Commedia fortemente derivata da modelli di stampo anglosassone calati in una terra calda come il Portogallo, la pellicola propone alcuni ritratti di personaggi eccessivamente stereotipati nella loro programmatica simpatia: la commerciante chiacchierona, il ragazzo di campagna, lo scemo del villaggio, la coppia di anziani divisa da diverse posizioni sul da farsi, il prete che arriva a dire che "se Gesù fosse stato qui anche lui avrebbe avuto un sito internet". Il progressivo avvicinamento della comunità, prima completamente refrattaria, al web – in un luogo di aggregazione sociale qual è il bar gestito dal sindaco – chiarisce quanto il bersaglio della satira non sia la cultura cibernetica, ma una più diffusa e preoccupante aridità di sentimenti.

Puzzole alla riscossa

Un film di Roger Kumble. Con Brendan Fraser, Brooke Shields, Ken Jeong, Angela Kinsey, Wallace Shawn. Titolo originale Furry Vengeance. Commedia, Ratings: Kids, durata 91 min. - USA, Emirati Arabi Uniti 2010. - Eagle Pictures uscita venerdì 7 maggio 2010.

Locandina Puzzole alla riscossa
La grande società immobiliare che ha in progetto di abbattere l'ennesima foresta per far spazio ad un complesso residenziale sta per ritrovarsi contro un banda di agguerriti animali. Non solo le puzzole del titolo (che poi non hanno un ruolo centrale, semmai è l'orsetto lavatore il vero leader) ma anche orsi, scoiattoli, aquile e via dicendo, tutti sono coalizzati nelle perfide vendette ai danni di chi vuole distruggere il loro habitat naturale per soldi.
Scegliendo di far "recitare" animali veri, con solo qualche aiutino della tecnologia digitale per le sequenze più complesse, Puzzole alla riscossa già dimostra la propria serietà assieme all'intenzione di rivolgersi senza inganni ma con gusto e intelligenza ad un certo tipo di pubblico, quello preadolescenziale. Nonostante Hollywood abbia spesso battutto il terreno della commedia per famiglie (che poi vuol dire commedia per bambini) adottando punti di vista normalizzanti, acquietanti e se non quasi reazionari, non è questo il caso.
Non bisogna infatti lasciarsi ingannare dalla scoraggiante presenza di Brendan Fraser perchè, a latere di tutte le ovvie e necessarie gag fisiche che riguardano la lotta ingaggiata contro la coalizione degli animaletti della foresta (molte delle quali davvero risucite), c'è un mondo guardato dal punto di vista infantile, senza che la trama coinvolga alcun bambino, che è privato dell'aura di rispetto e deferenza a tutti i costi spesso imposta scriteriatamente gli adulti.
Non solo infatti alcuni personaggi (come il magnate interpretato dallo straordinario Ken Jeong) sono palesemente dotati di un doppio livello di lettura comica, e quindi in grado di divertire in una maniera i bambini e in un'altra gli adulti, ma anche il resto delle figure che ruotano attorno ai protagonisti, quindi l'universo di riferimento e la metafora della società, sono grotteschi, avidi e bacchettoni. In Puzzole alla riscossa si ride degli anziani, delle bibliotecarie, delle segretarie, delle forze dell'ordine e via dicendo cioè di tutte quelle figure che, in maniera maggiore o minore, sono forme d'autorità se viste da un bambino. Anche la gente, intesa come massa, non è dipinta a tinte rosee. Contrariamente a quello che si vede nel cinema per famiglie più svogliato, la società non si schiera accanto ai buoni nel momento decisivo, cioè quando si deve scegliere se stare con la natura o con i cattivi che la vogliono distruggere, anzi le ovazioni sono tutte per chi promette loro denaro. Scelta discutibile ma di certo più rispettosa della realtà.

Clerks - Commessi

Un film di Kevin Smith. Con Brian O'Halloran, Jeff Anderson, Marilyn Ghigliotti, Lisa Spoonauer, Kevin Smith. Titolo originale Clerks. Commedia, durata 90 min. - USA 1994.

Locandina Clerks - Commessi
Cronaca di una giornata del commesso di un emporio della cittadina di Leonardo, New Jersey. Prodotto – qualcosa di meno di basso costo: 27 575 dollari – scritto e diretto da un esordiente. Echi di Jim Jarmusch. È al tempo stesso divertente, grottesco e desolante, segnato da un evidente affetto per i personaggi che è anche comprensione e complicità. Rivelazione del Sundance Film Festival 1994 e premiato alla Semaine de la Critique di Cannes.

Il dormiglione

Un film di Woody Allen. Con Woody Allen, Diane Keaton, John Beck, Mary Gregory, Don Keefer. Titolo originale Sleeper. Commedia, durata 88 min. - USA 1973

Locandina Il dormiglione
Nel 2173, dopo 200 anni di ibernazione, un musicista di jazz riprende a vivere e viene coinvolto nella ribellione contro un potente dittatore. 4° film di W. Allen regista, è il più politico, ma anche il meno armonico: squilibrato nella trama, raccontata a parole più che in immagini; diseguale nei dialoghi e nelle gag comiche. La parodia della fantascienza è un genere difficilissimo, e anche Allen riesce soltanto in parte. La forza comica di molte trovate, l'irriverenza polemica (contro il potere, la tecnologia, i mass media), l'intelligenza sono, comunque, fuori discussione. Nell'edizione italiana il film scimmiottato da Allen è Ultimo tango a Parigi e non Un tram che si chiama Desiderio come nell'originale. Bravissima D. Keaton.

27 dicembre 2011

Emotivi Anonimi

Un film di Jean-Pierre Améris. Con Benoît Poelvoorde, Isabelle Carré, Lorella Cravotta, Lise Lamétrie, Swann Arlaud. Titolo originale Les émotifs anonymes. Commedia, durata 80 min. - Francia, Belgio 2010. - Lucky Red uscita venerdì 23 dicembre 2011.

Locandina Emotivi Anonimi
Angélique è una giovane cioccolataia afflitta da un'insicurezza patologica. Rimasta senza lavoro, si rivolge alla piccola "Fabrique de Chocolat", dove viene subito assunta dal proprietario Jean-René, uomo apparentemente schivo e rigido, ma in verità affetto a sua volta da una timidezza ai limiti dell'asocialità. A causa di un'incomprensione, Angélique viene assunta come rappresentante e, accettando passivamente la cosa, si trova costretta a combattere contro le sue difficoltà a comunicare per cercare di risollevare il declino della piccola azienda. Nel frattempo, Jean-René si consulta col suo psichiatra e, per superare i propri imbarazzi, si impone il compito di invitare a cena una donna.
Le proprietà terapeutiche del cioccolato diventano poteri taumaturgici quando toccano il territorio francese. E quel sapore avvolgente e ravvivante che nelle "favole" cinematografiche scalda il cuore e risveglia la bontà d'animo di ognuno, diviene un vero e proprio deus ex machina quando si dischiude nelle petites villes d'oltralpe. Una presenza densa e burrosa che addolcisce le storie con un tono carezzevole e un retrogusto favolistico.
Rispetto al passato degli anni Cinquanta in cui era ambientato Chocolat di Lasse Hallstrom con la strega Juliette Binoche e lo zingaro Johnny Depp, in Emotivi anonimi siamo formalmente nel presente, ma tutto lascia ancora una volta intendere quella cornice fuori da ogni tempo tipica del realismo magico. A cominciare da due personaggi affetti da una timidezza cronica che non conosce cause specifiche né conseguenze patologiche, ma solo la levità degli imbarazzi più candidi e fanciulleschi. E proseguendo con una storia démodé che è come una scatola di cioccolatini dove sai in ogni momento quello che ti capiterà di vedere, piena di snodi sottilissimi, di incomprensioni prevedibili e di comprimari gentili e senza spessore.
Con questo ripieno di ingenuità ricercata e di furbizia nascosta dietro al gusto della giovialità infantile, se Emotivi anonimi alla fine non stucca è solo grazie alla bravura dei suoi due protagonisti, due ottimi caratteristi che riescono a misurare con delicatezza i turbamenti interiori dei loro personaggi e quel dissidio fra desiderio amoroso e chiusura ermetica nelle personali insicurezze. Fra rossori, impacci e goffaggini che la ripetitività delle situazioni potrebbe facilmente far degenerare in una farsa puerile, Benoît Poelvoorde e Isabelle Carré non accumulano ruffianerie ma lavorano su piccoli tic e idiosincrasie, facendo scorrere placidamente verso il finale al sapor di confetto una sceneggiatura assai elementare.
Commedia tanto emotiva quanto anonima nello spirito e nella struttura, la fiaba di Jean-Pierre Améris è come se soffrisse di quello stesso eccesso di timidezza che attaglia i suoi protagonisti e avesse continuamente paura di deludere le aspettative di quel tipo di spettatore in cerca solo di addolcirsi la bocca dopo troppe amarezze. Fortuna che i suoi due pasticceri sono meglio della qualità degli ingredienti.

Il giorno in più

Un film di Massimo Venier. Con Fabio Volo, Isabella Ragonese, Camilla Filippi, Roberto Citran, Pietro Ragusa. Commedia, - Italia 2011. - 01 Distribution uscita venerdì 2 dicembre 2011

Locandina Il giorno in più
Giacomo Pasetti ha quarant'anni, molte donne e poca voglia di impegnarsi. Single a Milano è lasciato malamente dalla fidanzata di turno che sognava un amore maturo e le chiavi di casa. Abile osservatore del prossimo ha sempre la battuta pronta e una donna di riserva per scaldarsi le notti. Intorno a lui, madre, amici e colleghi provano a responsabilizzarlo, descrivendogli le gioie del matrimonio e della paternità. Ma niente sembra davvero emozionarlo tranne forse quella ragazza sconosciuta che ogni mattina incontra in tram e da cui proprio non gli riesce di staccare gli occhi. Turbato dalla sua grazia racconta a tutti di essersi finalmente innamorato e legato a una giovane donna di nome Agnese, quietando per qualche tempo il desiderio di chi lo voleva accasato. Una mattina però l'ideale Agnese lo inviterà a scendere dal tram per un caffè rivelandogli di chiamarsi Michela e di essere in partenza per New York. Dopo una cena e un primo lungo bacio, Giacomo la raggiungerà a sorpresa negli States per convincerla e convincersi che forse davvero l'amore 'è una cosa meravigliosa'.
Non è la prima volta che Fabio Volo presta volto e ‘anima' a un protagonista rampante, infedele e persuaso di avere il mondo in mano almeno fino a quando non scopre di essere malato (Uno su due), non viene scoperto con un'amante (Bianco e nero), non si scopre innamorato. Nella Milano di Massimo Venier, dove il regista ha diretto la leggerezza ironica di Aldo, Giovanni e Giacomo, il personaggio di Fabio Volo è di nuovo un uomo solo, chiuso in un egoismo prodotto dall'autoaffermazione e da un'eccessiva vocazione alla menzogna. Giacomo Pasetti mente, non dice la verità o la dice solo in parte. Non necessariamente per malafede ma perché non ha idee chiare sui suoi programmi esistenziali e sul modo più giusto di affrontare la vita. Venditore (di fumo) nato, pratica la ‘comunicazione efficace', indovina quello che gli altri vogliono tacere e raggiunge immancabilmente l'obiettivo, sorvolando la vita di chi lo ama, passando oltre il prossimo e trascurando chi è condannato (Silvia) o perdente (Dante).
A farlo ‘deragliare' dai binari della pochezza, convertendolo all'amore, proprio come in un romanzo rosa, sarà la scettica Michela di Isabella Ragonese, che ha letto i ‘classici' e non crede nel lieto fine, almeno da questa parte dell'oceano. Perché in America il film di Venier perde il pessimismo e guadagna in euforia e cliché, ‘parafrasando' le convenzioni della commedia americana, dove il lenzuolo arriva all'altezza delle spalle e uno dei due amanti si imbarca verso una meta troppo lontana, dove avviene sempre un litigio e un'incomprensione di troppo fa girare i tacchi a lei e lascia in silenzio lui, dove ancora una folata di vento trova sempre un messaggero romantico, una riconciliazione e un happy end.
Trasposizione del romanzo omonimo di Fabio Volo, che nel 2007 raggiunse a colpi di aforismi il milione di copie vendute, Il giorno in più piacerà a chi piace ‘ritrovarsi' e identificarsi. Magari proprio con quel personaggio convinto e sicuro di sé che ha solo desideri e mai progetti. Un uomo che ha (ancora) paura di crescere e schiva gli impegni che limitano il suo sfrenato solipsismo, che ha Stefania Sandrelli come mamma, Hassani Shapi come consigliere, Luciana Littizzetto come collega, che è un inguaribile narciso e scopre un attimo prima dei titoli di coda che è la normalità la vera rivoluzione. Se Venier taglia e ‘affina' il qualunquismo letterario di Volo, legando in maniera efficace l'intreccio sviluppato tra Milano e New York, Il giorno in più resta una commedia conformista che non scontenterà nessuno, secondo un ecumenismo elementare che scioglie tutti i nodi e mette a posto tutte le tessere del puzzle.
Un film chiuso in se stesso e nel ‘Fabio Volo mondo' come in una sorta di autarchia linguistica e tematica che non lascia filtrare tracce di mondi altri. Un film assolutorio che celebra la ‘leggibilità’ come qualità e infila un dialogo increscioso intorno agli ebrei, ai nazisti e al gas venefico.

Hope Springs

Un film di Mark Herman. Con Colin Firth, Heather Graham, Minnie Driver, Mary Steenburgen, Frank Collison. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 92 min. - Gran Bretagna, USA 2003

Locandina Hope Springs
Colin, un giovane artista inglese si rifugia nell’hotel di una piccola città, dopo esser stato lasciato dalla fidanzata. Qui conoscerà una ragazza - presentatagli dalla proprietaria dell’albergo – con la quale nascerà una storia d’amore.
Nel frattempo la ex ragazza cerca di riconquistarlo in ogni modo.

Tutta colpa della musica

Un film di Ricky Tognazzi. Con Stefania Sandrelli, Marco Messeri, Elena Sofia Ricci, Ricky Tognazzi, Rosalba Pippa. Commedia, durata 98 min. - Italia 2011. - Medusa uscita venerdì 9 settembre 2011.

Locandina Tutta colpa della musica
Giuseppe è a un passo dalla pensione e da una vita da inventare daccapo. Stretto tra una madre cattolica e una moglie testimone di Geova, la sua unica consolazione è la figlia Chiara, timida, insicura e ostinata a vivere una vita senza uomini. Avvilito e senza intenzioni, è soccorso da Nappo, compagno di infanzia col vizio del coro e delle donne. Convinto dall'amico ad accompagnarlo alle prove del coro, gestito dalla sua ex moglie, Giuseppe incontra Elisa e se ne innamora perdutamente. Soprano, mamma e moglie di un marito da troppo tempo invalido, Elisa è un'elegante signora di mezza età che affoga i problemi nel canto. Ricambiato da Elisa, Giuseppe è deciso a seguire il suo cuore e a vivere una lunga notte di note.
È con una cavatina di Vincenzo Bellini che il soprano morbido e materno di Stefania Sandrelli innamora il Giuseppe cortese e gentile di Marco Messeri, perché l'arte dei suoni, e Ricky Tognazzi lo sa bene, vince il cuore e ‘raddoppia il contento'. Dopo Canone inverso, storia d'amore e di amicizia nella Praga occupata dai nazisti, il regista romano torna a impiegare le armonie geometriche della musica raccontando con garbo e pudore un sentimento senile. Note e partiture ancora una volta diventano nel suo cinema, conforme e impersonale, luoghi nei quali rifugiarsi e linguaggi con i quali esprimersi e lasciare esprimere i propri personaggi, a cui il tempo sfugge le mani e la vita si perde via in affanni. Ma la melodia prodotta dal coro, governato da una brillante Elena Sofia Ricci, è pure un invito a non scoraggiarsi e a inventarsi il modo di ricominciare da capo. Tutta colpa della musica è una commedia intorno al ‘Tempo', dove ogni mattina ha l'oro in bocca e una chance nel cuore. Tognazzi guarda con ironia e leggerezza all'eterno ritorno dell'identico quotidiano che il suo protagonista, immaturo e irrequieto, aggredisce innamorandosi caparbiamente, rilanciando e riavviando.
Se non sempre i personaggi hanno lo spessore auspicabile, il meccanismo narrativo funziona anche e soprattutto per l'intervento di un gruppo di attori ispirati che fanno respirare una sceneggiatura altrimenti meccanica e puramente didascalica, in cui ogni elemento viene sottolineato e spiegato con elementare chiarezza. Senza trovare una forma originale, il cinema di Tognazzi sorprende poco e rassicura troppo, Tutta colpa della musica ha l'indubbio merito di mettere in scena un coro di uomini e donne che non si piangono addosso e si danno da fare, affidandosi alla musica e ai sentimenti. Contro le insopportabili isterie e paturnie del cinema italiano, Ricky Tognazzi e Simona Izzo rispondono con una dipartita e una preghiera intonata dagli alpini. “Joska Joska Joska. Salta la mura e balla con mi”.

Solitary Man

Un film di Brian Koppelman, David Levien. Con Jesse Eisenberg, Michael Douglas, Jenna Fischer, Susan Sarandon, Danny DeVito. Commedia, durata 90 min. - USA 2009.

Locandina Solitary Man
Un magnate del commercio automobilistico un po' troppo donnaiolo vede andare in frantumi matrimonio e carriera a causa del suo comportamento… poco etico.

21 dicembre 2011

Finalmente la felicità

Un film di Leonardo Pieraccioni. Con Leonardo Pieraccioni, Ariadna Romero, Rocco Papaleo, Andrea Buscemi, Thyago Alves. Commedia, durata 93 min. - Italia 2011. - Medusa uscita venerdì 16 dicembre 2011.

Locandina Finalmente la felicità
Benedetto è un musicista quarantenne con un unico sogno in testa: aprire una scuola dove i ragazzi possano scoprire la musica avvicinandosi e scegliendo gli strumenti in maniera istintiva e naturale. Nel frattempo, insegna al Conservatorio di Lucca aspettando una seconda felicità, dopo che la prima gli è stata sottratta da un collega tronfio, diventato un acclamato maestro di musica classica al posto suo con una sinfonia intitolata, appunto, “Felicità”. La svolta arriva durante una confusa riunione di condominio, quando suonano alla porta i postini televisivi di Maria De Filippi con una lettera scritta da una bellissima ragazza brasiliana, che sostiene di essere la sorella adottata a distanza tanti anni prima.
Con qualche leggera variazione d'aria, da quindici anni e da dieci film, Leonardo Pieraccioni compone ogni biennio la stessa allegra partitura per la commedia italiana natalizia. Una veloce mazurca, una melodia candida e disinvolta da suonare in controtempo alla greve fanfara del cine-panettone di Christian De Sica & Co. Ingenui e romantici sognatori sostituiscono volgari imprenditori o erotomani arricchiti, e la placida autarchia dei paesaggi toscani seppellisce pacificamente l'eterno scontro fra milanesi e romani. Ma, alla fine, è sempre la stessa musica. E anche se i ritmi produttivi sono meno serrati di quelli della squadra di De Laurentiis, i formulari delle storie dell'intrattenimento natalizio appaiono ugualmente rigidi.
Ancora nell'occhio di quel ciclone sentimentale fatto di belle donne straniere e di uomini dall'animo semplice che aspettano l'arrivo dell'amore come un colpo di vento, Pieraccioni realizza l'ennesima favola eterea e sentimentale. Dall'incipit narrato con voce fuori campo all'happy ending forzato, dai comprimari traditi e depressi a quelli belli e traditori, Finalmente la felicità appare fin dal titolo come la parafrasi dei film precedenti (Il cicloneIl paradiso all'improvviso), l'ennesima cover dei suoi stessi successi. Tanto che il rigore con cui il comico toscano ricerca l'epilogo zuccheroso ad ogni costo non si capisce se sia più l'espressione scomposta di un animo inguaribilmente buonista o lo scaltro meccanismo di una sceneggiatura negligente.
Nel mezzo, scorrono romantiche goffaggini che coinvolgono suore in preghiera e insolazioni imbarazzanti, di cui resta più una vaga idea che un vero ricordo. Oltre all'impressione sempre più certa che il vero antidoto alla volgarità non sia la leggerezza e l'inconsistenza o la battuta facile e aspirata come la “c” toscana. E che il ripetersi all'infinito di gag e romanticherie non aiuti davvero a digerire il cine-panettone.