Giacomo Pasetti ha quarant'anni, molte donne e poca voglia di impegnarsi. Single a Milano è lasciato malamente dalla fidanzata di turno che sognava un amore maturo e le chiavi di casa. Abile osservatore del prossimo ha sempre la battuta pronta e una donna di riserva per scaldarsi le notti. Intorno a lui, madre, amici e colleghi provano a responsabilizzarlo, descrivendogli le gioie del matrimonio e della paternità. Ma niente sembra davvero emozionarlo tranne forse quella ragazza sconosciuta che ogni mattina incontra in tram e da cui proprio non gli riesce di staccare gli occhi. Turbato dalla sua grazia racconta a tutti di essersi finalmente innamorato e legato a una giovane donna di nome Agnese, quietando per qualche tempo il desiderio di chi lo voleva accasato. Una mattina però l'ideale Agnese lo inviterà a scendere dal tram per un caffè rivelandogli di chiamarsi Michela e di essere in partenza per New York. Dopo una cena e un primo lungo bacio, Giacomo la raggiungerà a sorpresa negli States per convincerla e convincersi che forse davvero l'amore 'è una cosa meravigliosa'.
Non è la prima volta che Fabio Volo presta volto e ‘anima' a un protagonista rampante, infedele e persuaso di avere il mondo in mano almeno fino a quando non scopre di essere malato (Uno su due), non viene scoperto con un'amante (Bianco e nero), non si scopre innamorato. Nella Milano di Massimo Venier, dove il regista ha diretto la leggerezza ironica di Aldo, Giovanni e Giacomo, il personaggio di Fabio Volo è di nuovo un uomo solo, chiuso in un egoismo prodotto dall'autoaffermazione e da un'eccessiva vocazione alla menzogna. Giacomo Pasetti mente, non dice la verità o la dice solo in parte. Non necessariamente per malafede ma perché non ha idee chiare sui suoi programmi esistenziali e sul modo più giusto di affrontare la vita. Venditore (di fumo) nato, pratica la ‘comunicazione efficace', indovina quello che gli altri vogliono tacere e raggiunge immancabilmente l'obiettivo, sorvolando la vita di chi lo ama, passando oltre il prossimo e trascurando chi è condannato (Silvia) o perdente (Dante).
A farlo ‘deragliare' dai binari della pochezza, convertendolo all'amore, proprio come in un romanzo rosa, sarà la scettica Michela di Isabella Ragonese, che ha letto i ‘classici' e non crede nel lieto fine, almeno da questa parte dell'oceano. Perché in America il film di Venier perde il pessimismo e guadagna in euforia e cliché, ‘parafrasando' le convenzioni della commedia americana, dove il lenzuolo arriva all'altezza delle spalle e uno dei due amanti si imbarca verso una meta troppo lontana, dove avviene sempre un litigio e un'incomprensione di troppo fa girare i tacchi a lei e lascia in silenzio lui, dove ancora una folata di vento trova sempre un messaggero romantico, una riconciliazione e un happy end.
Trasposizione del romanzo omonimo di Fabio Volo, che nel 2007 raggiunse a colpi di aforismi il milione di copie vendute, Il giorno in più piacerà a chi piace ‘ritrovarsi' e identificarsi. Magari proprio con quel personaggio convinto e sicuro di sé che ha solo desideri e mai progetti. Un uomo che ha (ancora) paura di crescere e schiva gli impegni che limitano il suo sfrenato solipsismo, che ha Stefania Sandrelli come mamma, Hassani Shapi come consigliere, Luciana Littizzetto come collega, che è un inguaribile narciso e scopre un attimo prima dei titoli di coda che è la normalità la vera rivoluzione. Se Venier taglia e ‘affina' il qualunquismo letterario di Volo, legando in maniera efficace l'intreccio sviluppato tra Milano e New York, Il giorno in più resta una commedia conformista che non scontenterà nessuno, secondo un ecumenismo elementare che scioglie tutti i nodi e mette a posto tutte le tessere del puzzle.
Un film chiuso in se stesso e nel ‘Fabio Volo mondo' come in una sorta di autarchia linguistica e tematica che non lascia filtrare tracce di mondi altri. Un film assolutorio che celebra la ‘leggibilità’ come qualità e infila un dialogo increscioso intorno agli ebrei, ai nazisti e al gas venefico.
Non è la prima volta che Fabio Volo presta volto e ‘anima' a un protagonista rampante, infedele e persuaso di avere il mondo in mano almeno fino a quando non scopre di essere malato (Uno su due), non viene scoperto con un'amante (Bianco e nero), non si scopre innamorato. Nella Milano di Massimo Venier, dove il regista ha diretto la leggerezza ironica di Aldo, Giovanni e Giacomo, il personaggio di Fabio Volo è di nuovo un uomo solo, chiuso in un egoismo prodotto dall'autoaffermazione e da un'eccessiva vocazione alla menzogna. Giacomo Pasetti mente, non dice la verità o la dice solo in parte. Non necessariamente per malafede ma perché non ha idee chiare sui suoi programmi esistenziali e sul modo più giusto di affrontare la vita. Venditore (di fumo) nato, pratica la ‘comunicazione efficace', indovina quello che gli altri vogliono tacere e raggiunge immancabilmente l'obiettivo, sorvolando la vita di chi lo ama, passando oltre il prossimo e trascurando chi è condannato (Silvia) o perdente (Dante).
A farlo ‘deragliare' dai binari della pochezza, convertendolo all'amore, proprio come in un romanzo rosa, sarà la scettica Michela di Isabella Ragonese, che ha letto i ‘classici' e non crede nel lieto fine, almeno da questa parte dell'oceano. Perché in America il film di Venier perde il pessimismo e guadagna in euforia e cliché, ‘parafrasando' le convenzioni della commedia americana, dove il lenzuolo arriva all'altezza delle spalle e uno dei due amanti si imbarca verso una meta troppo lontana, dove avviene sempre un litigio e un'incomprensione di troppo fa girare i tacchi a lei e lascia in silenzio lui, dove ancora una folata di vento trova sempre un messaggero romantico, una riconciliazione e un happy end.
Trasposizione del romanzo omonimo di Fabio Volo, che nel 2007 raggiunse a colpi di aforismi il milione di copie vendute, Il giorno in più piacerà a chi piace ‘ritrovarsi' e identificarsi. Magari proprio con quel personaggio convinto e sicuro di sé che ha solo desideri e mai progetti. Un uomo che ha (ancora) paura di crescere e schiva gli impegni che limitano il suo sfrenato solipsismo, che ha Stefania Sandrelli come mamma, Hassani Shapi come consigliere, Luciana Littizzetto come collega, che è un inguaribile narciso e scopre un attimo prima dei titoli di coda che è la normalità la vera rivoluzione. Se Venier taglia e ‘affina' il qualunquismo letterario di Volo, legando in maniera efficace l'intreccio sviluppato tra Milano e New York, Il giorno in più resta una commedia conformista che non scontenterà nessuno, secondo un ecumenismo elementare che scioglie tutti i nodi e mette a posto tutte le tessere del puzzle.
Un film chiuso in se stesso e nel ‘Fabio Volo mondo' come in una sorta di autarchia linguistica e tematica che non lascia filtrare tracce di mondi altri. Un film assolutorio che celebra la ‘leggibilità’ come qualità e infila un dialogo increscioso intorno agli ebrei, ai nazisti e al gas venefico.
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