Ambientato in una cittadina rurale americana agli inizi degli anni ’20, il film racconta le vicende di due fratelli gemelli, Niles (Chris Udvarnoky) e Holland (Martin Udvarnoky), che sembrano angelici e innocenti; uno dei due è invece malvagio. Di più è meglio non sapere per non rovinarsi il film. La suspense colpisce un po’ a tradimento, dato l’inizio idilliaco con i giochi dei bambini sui prati soleggiati e la descrizione, anche abbastanza minuta e partecipe, di un ambiente campagnolo anni ’20 che richiama in un certo modo quello de Il buio oltre la siepe dello stesso autore. Comunque, lo stacco tra i due momenti, quello descrittivo e quello più propriamente narrativo, avviene senza grossi sbalzi e Mulligan riesce a sfruttare appieno le risorse di una storia relativamente originale (con un protagonista giovanissimo che nella sua innocenza perversa ricorda i personaggi di #Vedi#Suspense) riuscendo a gestire con la giusta dose di ambiguità la vicenda di un bambino che incolpa il gemello di numerosi delitti. L’inquietudine regna sovrana, aiutata dalle perfette atmosfere della fotografia del grande Robert Surtees e da una non comune capacità di cogliere gli aspetti malati nelle cose più comuni. Unico difetto: nella sua raffinatezza, talvolta è soporifero
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