Ormai settantenne, non più creativo, appagato nella pace dei sensi, Gioachino Rossini (P. Noiret) rievoca momenti della sua vita pubblica e privata e specialmente i suoi rapporti con le donne. È un progetto che ebbe una lunga e faticosa gestazione, passando anche per le mani dell'americano Robert Altman, finché – sceneggiato da Suso Cecchi D'Amico, Nicola Badalucco e Bruno Cagli – finì, smussato negli spigoli più che messo a punto, alla produzione dell'Istituto Luce con un finanziamento della RAI. Corretto, decoroso, di televisiva uniformità: un film storico-culturale senz'anima che non ha lasciato tracce. Non a caso, più che P. Noiret, resta nella memoria l'interpretazione che G. Gaber dà del mellifluo e astuto impresario milanese Domenico Barbaia.
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