Certe notti l'impossibile può accadere, soprattutto se è la notte di Capodanno, soprattutto se è spesa a New York. All'ombra dell'Empire e sotto la sfera di Times Square, in attesa di esplodere i suoi coriandoli sui rimpianti del 2011 e sui (buoni) propositi del 2012, un gruppo scelto di newyorkesi 'imbandisce' la tavola e l'ultima giornata dell'anno. Chi è molto incinta prova a sgravare al rintocco della mezzanotte e a vincere venticinquemila dollari a colpi di doglie, chi è molto 'glee' è bloccato in ascensore con il vicino più bello del mondo ma vorrebbe essere sul palcoscenico più alto del mondo, chi è molto 'terminale' è costretto a letto dal cancro e dal rimorso, chi è molto rock vuole rimediare a un errore e sposare la bionda del cuore, chi è molto in carriera desidera sbloccare una sfera luminosa e la vita affettiva, chi è molto trattenuto vuole soltanto lasciarsi andare e spuntare dieci proponimenti, chi è molto 'hairspray' esprime i desideri di signore represse e sogna due biglietti per la festa dell'anno, chi è molto mamma desidera il meglio per la prole e una carrozza per la mezzanotte, chi è molto cool tiene un discorso commemorativo e corre all'appuntamento della vita.
Se a Natale si è tutti più buoni, gli americani sono i più buoni di tutti. Perché dispensatori di giustizia, verità e parabole morali perfino tra la Broadway e la Seventh Avenue nel tempo in cui collaudano la Ball Drop e il gradimento del cinecake. Commedia americana a ridosso delle festività e delle ricorrenze commerciali, dove i protagonisti meritano l'happy end e lo spettatore la 'soddisfazione', dove il clima che la festa diffonde diventa punto di svolta e di soluzione dei nodi drammaturgici. Produttore zelante di una bontà quantitativa che omette la qualità e monta l'inconsistenza come fosse panna, Garry Marshall dirige un cast di stelle e stelline, astri ascendenti e in discesa libera dentro la notte di veglia e veglione. Romantic comedy corale, Capodanno a New York fa pienamente sua l'estetica blockbuster muovendo un team umano verso la mezzanotte, il futuro e i piccoli piaceri della vita. Dopo la favola e lo shopping scanditi dalla voce di Roy Orbison (Pretty Woman), dopo le nozze fugate (Se scappi ti sposo) e gli appuntamenti con l'amore (Valentine's Day), il regista newyorkese allestisce sul palcoscenico di Times Square una notte (in)dimenticabile, dove tutti finiranno per innamorarsi, sentendosi sempre meno squali e sempre più filantropi. In una città multi-spot, nel senso della pubblicità e non delle lampadine, va in scena una commedia glassata che abusa di fondotinta e retorica e dice molto sui costumi e sui consumi, sui moralismi sentimentali e sulla banalità glamorous. In un gioco impuro tra cinema e televisione che non conosce una sola direzione, le carte si mescolano e gli attori pure, confluendo a Times Square dalle serie più disparate ed esprimendo il ‘genere' e la specialità di competenza. Lea Michele, la Rachel virtuosa e secchiona del Glee Club, innamora Ashton Kutcher dentro l'ascensore e un pigiama deep purple, Cherry Jones, presidente degli Stati Uniti nell'America in tempo reale di Jack Bauer, presiede più modestamente una riunione annuale. Tacendo sui più celebri Sarah Jessica Parker e Zac Efron, da tempo ‘ostaggi' del cinema sentimentale, 'in piazza' restano modelle e modelli (Josh Duhamel e Sofia Vergara), ex bambine prodigio (Abigail Breslin), rocker in saldo dal New Jersey (Bon Jovi), babbi bastardi e senza gloria (Tim Schweiger), divi terminali (Robert De Niro), 'gatte' che hanno perso Batman e pescato dal mazzo il Joker sbagliato (Halle Berry e Michelle Pfeiffer), ragazze da un milione di dollari (Hilary Swank) messe al tappeto dal peggiore dei discorsi nel peggiore dei film. Una Christmas comedy che ha 'tutti' e non ha niente.
Se a Natale si è tutti più buoni, gli americani sono i più buoni di tutti. Perché dispensatori di giustizia, verità e parabole morali perfino tra la Broadway e la Seventh Avenue nel tempo in cui collaudano la Ball Drop e il gradimento del cinecake. Commedia americana a ridosso delle festività e delle ricorrenze commerciali, dove i protagonisti meritano l'happy end e lo spettatore la 'soddisfazione', dove il clima che la festa diffonde diventa punto di svolta e di soluzione dei nodi drammaturgici. Produttore zelante di una bontà quantitativa che omette la qualità e monta l'inconsistenza come fosse panna, Garry Marshall dirige un cast di stelle e stelline, astri ascendenti e in discesa libera dentro la notte di veglia e veglione. Romantic comedy corale, Capodanno a New York fa pienamente sua l'estetica blockbuster muovendo un team umano verso la mezzanotte, il futuro e i piccoli piaceri della vita. Dopo la favola e lo shopping scanditi dalla voce di Roy Orbison (Pretty Woman), dopo le nozze fugate (Se scappi ti sposo) e gli appuntamenti con l'amore (Valentine's Day), il regista newyorkese allestisce sul palcoscenico di Times Square una notte (in)dimenticabile, dove tutti finiranno per innamorarsi, sentendosi sempre meno squali e sempre più filantropi. In una città multi-spot, nel senso della pubblicità e non delle lampadine, va in scena una commedia glassata che abusa di fondotinta e retorica e dice molto sui costumi e sui consumi, sui moralismi sentimentali e sulla banalità glamorous. In un gioco impuro tra cinema e televisione che non conosce una sola direzione, le carte si mescolano e gli attori pure, confluendo a Times Square dalle serie più disparate ed esprimendo il ‘genere' e la specialità di competenza. Lea Michele, la Rachel virtuosa e secchiona del Glee Club, innamora Ashton Kutcher dentro l'ascensore e un pigiama deep purple, Cherry Jones, presidente degli Stati Uniti nell'America in tempo reale di Jack Bauer, presiede più modestamente una riunione annuale. Tacendo sui più celebri Sarah Jessica Parker e Zac Efron, da tempo ‘ostaggi' del cinema sentimentale, 'in piazza' restano modelle e modelli (Josh Duhamel e Sofia Vergara), ex bambine prodigio (Abigail Breslin), rocker in saldo dal New Jersey (Bon Jovi), babbi bastardi e senza gloria (Tim Schweiger), divi terminali (Robert De Niro), 'gatte' che hanno perso Batman e pescato dal mazzo il Joker sbagliato (Halle Berry e Michelle Pfeiffer), ragazze da un milione di dollari (Hilary Swank) messe al tappeto dal peggiore dei discorsi nel peggiore dei film. Una Christmas comedy che ha 'tutti' e non ha niente.
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