Un antico Egitto moderno è lo sfondo di questa avventurosa vicenda in cui Totò si trova a vestire i panni di Totokamen, un giocoliere che si esibisce nelle taverne in coppia con il compare Tarantenkamen. Totokamen finisce per diventare vittima dei suoi stessi trucchi, dal momento che la sua (chiaramente infondata) fama di uomo più forte del mondo giunge fino al Faraone d’Egitto che, chiamatolo a corte, gli affida il comando dell’esercito per fronteggiare l’arrivo di Maciste alla guida delle truppe assire. Considerato dal popolo egiziano niente meno che il figlio del dio Amòn, Totokamen tenterà invano la fuga e dovrà poi fare ricorso a tutta la sua astuzia per sostenere l’improponibile duello che si trasformerà in uno scontro marionettistico. Appesantito da un travestimento troppo finto per catturare l’ingenuità dello spettatore, il film riesce comunque a strappare qualche risata, grazie all’impareggiabile abilità di Totò nel riprodurre le fragilità umane con quello stesso atteggiamento bonario e comprensivo del Boccaccio novelliere. E così sullo schermo si assiste al buffo Totokamen che, una volta alloggiato alla corte del Faraone, pieno di paure e un po’ sperduto, sa però subito approfittare della situazione e sentirsi “divino” di nome e di fatto a spese del povero Tarantenkamen che deve accontentarlo in tutto e per tutto. Ma Totokamen ha anche le sue buone qualità e un cuore tenero, tanto che si preoccupa per Nefertiti, la figlia del faraone innamorata di Maciste. Il ruolo del giocoliere offre a Totò la possibilità di esibirsi in una serie di acrobazie degne di un esperto ginnasta, da salti di varia natura a capovolte che richiamano la flessibilità delle carte da gioco di Alice nel paese delle meraviglie. La trama resta inevitabilmente esile e un po’ infantile nel ridurre la Storia a pagine quasi da fumetto e gli scontri militari a scene da teatrino. Ad abbassare il livello contribuiscono anche i troppi riferimenti all’attualità che sottraggono definitivamente la vicenda a uno sfondo di riferimento coerente: dalle Millebolleblu a «pronto chi parla» al sindacato delle vedove a un corredo di oggetti cronologicamente stonati come il termometro… Simpatica la scena finale di un Totokamen vagabondo in cui dietro la maschera sembra di poter intravvedere un Totò destinato a vagabondare in eterno di avventura in avventura e fra i vizi e le virtù dell’umanità.
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