Il professor Dal Colle (Giorgio Merlino), storico dell’arte, acquista delle vecchie foto in una bancarella e svolge delle ricerche. Poi convoca a casa sua il giornalista Max (Massimiliano Pividore) e gli annuncia di aver fatto un’importantissima scoperta. Prima che possa esporgliela, qualcuno suona il campanello e il professore, concitato, prega il giornalista di attenderlo in un’altra stanza per qualche minuto. Ma i minuti passano e non succede niente: il giornalista esce e scopre che il professore è scomparso. Max torna a casa con la borsa che il professore gli aveva affidato. Non riuscendo a rintracciarlo all’università, torna a casa di Dal Colle: il professore non c’è, ma in basso sulla porta è impressa l’impronta di una mano. Poi Max riceve in redazione una telefonata di Dal Colle che lo richiama a casa. La voce però è distorta e sembra provenire da abissi di lontananza. Secondo lungometraggio del friulano Bianchini, dopo l’interessante #Vedi#Lidrîs cuadrade di trê. Anche questa volta il mistero si presenta interessante e la storia è sviluppata in modo da valorizzarlo, introducendo progressivamente elementi arcani di buona suggestione e un antico affresco a fare da fulcro, complesso e quasi imperscrutabile. Bianchini prende sul serio l’orrore e cerca di andare a fondo del suo abisso, senza inutili ironie e leggerezze, con qualche richiamo d’atmosfera a #Vedi#La nona porta di Polanski, ma con un’originalità e una freschezza di fondo. Il suo stile è ancora più controllato ed essenziale che nel film precedente, quasi austero, in tono con la materia che punta alla metafisica dell’orrore. L’andamento riflessivo e lento della vicenda non sempre le rende giustizia: forse una maggiore compattezza narrativa avrebbe giovato. L’uso del dialetto friulano si conferma elemento che aggiunge valore e spontaneità (alla recitazione, ma anche alla storia). Valida la prova degli interpreti (Pividore e Nazzi erano anche in Lidrîs cuadrade di trê) e sempre appropriate e belle le musiche di Giulio Venier. Finale lovecraftiano. Dopo la conferma di questo secondo film non c’è dubbio che Bianchini si presenti come un autore di sicuro interesse la cui profonda affezione per il genere fa sperare in un prosieguo ancora più brillante con, ci si augura, budget più consistenti
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