Accoglienza fredda e sala semivuota alla proiezione stampa di Provincia Meccanica, unico film italiano in concorso ala 55esima edizione del Festival di Berlino. L´opera prima del documentarista Stefano Mordini racconta la storia di una famiglia anomala che vive nella provincia di Ravenna. Marco è un operaio che cerca di mantenere moglie e prole facendo i turni di notte come carrellista. Silvia si occupa dei figli a modo suo, cioè trascurandone l´educazione scolastica e lasciandoli crescere liberamente insieme a un cane e a un iguana. In casa Battaglia regna sovrano il caos e l´autarchia. Un modus vivendi anticonvenzionale che viene interrotto bruscamente dalle regole della società civile: Sonia, la figlia maggiore, viene tolta alla madre dall´assistente sociale. La domanda di fondo che il film pone è interessante e quantomai attuale: qual´è il confine fra la libertà personale e le regole che la società impone? Peccato che la sceneggiatura di Mordini e Barbiera resti in superficie e non riesca a rendere le situazioni convincenti (come nellla scena in cui Marco telefona al mago Wizard, o quella in cui lo vediamo al porto circondato da uno stuolo di pulcini), e neppure avvincenti. Stefano Accorsi è lezioso e troppo curato, la brava Valentina Cervi interpreta un personaggio "dannato" sino all´esagerazione. Un´occasione persa per il cinema italiano nel mondo.
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