Hart Island è un’isola al largo di New York dove dal 1869 vengono seppellite le persone non identificate o senza parenti a reclamarne il corpo. Circa un milione di cadaveri vi sono stati seppelliti. Il sergente Melissa O’Keefe (Talisa Soto) cerca il corpo di una bambina scomparsa mentre giocava: forse, le dicono, è morta ed è ad Hart Island. Rupert King (Malcolm McDowell), un magnate del settore immobiliare, sta dedicandosi a un progetto filantropico ad Hart Island per il quale spera in un buon ritorno d’immagine (e qualcosa di più concreto). Due carcerati si dedicano invece al trasporto di cadaveri verso l’isola agli ordini di un poliziotto.Tutti, assieme ad altre autorità, sindaco compreso, si ritrovano sul traghetto per Hart Island. Sull’isola, l’assistente di King, Mackloe (Paul Hopkins), scompare mentre fa dei rilievi sul terreno. Le ricerche cominciano, ma quando Mackloe viene trovato divorato da larve ci si rende conto che qualcosa c’è sotto. Anzi, sopra: mosche, a milioni e molto aggressive. Lungo la fase preparatoria, nella quale presenta un insieme di personaggi caratterizzati in modo non originalissimo, ma soddisfacente, il film introduce con metodo elementi di inquietudine e si avvale di un’azzeccata ambientazione desolata e autunnale. Poi però le lungaggini diventano endemiche e anche quando entrano in scena le mosche assassine e le larve occupano lo schermo le cose non migliorano di molto. Anzi, i modesti effetti speciali e la banale gestione del materiale drammatico riverberano negativamente anche sulle cose buone dell’inizio perché non c’è niente di peggio di un crescendo che cala inopinatamente. Discreto il cast, guidato da un autorevole Malcolm McDowell che si diverte a tratteggiare un capitalista di maniera. Talisa Soto (#Vedi#Vampirela) è adeguata nel ruolo della poliziotta e Bruce Ramsey convincente in quello del carcerato duro e a modo suo eroico. Finale terribile
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