Yasmine attende un bambino che si può vedere in ecografia. La ragazza fa parte di un gruppo di malviventi di banlieu che tenta un colpo approfittando di disordini originati da motivi politici. Uno degli appartenenti viene ferito e il gruppo si divide. Finiscono però col finire tutti nelle grinfie di una 'famiglia' di psicopatici con tendenze naziste che si divertono a torturarli nei modi più efferati.
Con Frontiers ci troviamo di fronte a un'astuta quanto ambigua operazione. Perché Xavier Gens, rispetto ai registi made in Usa dediti all'esaltazione sullo schermo delle più bieche torture che mente (non intelligenza) umana possa concepire, si sposta su un livello superiore. La cura formale è davvero precisa (basti pensare, a titolo di esempio, alla scena della cena illuminata in stile teatrale) e la creazione, nei primi venti minuti del film, dell'atmosfera giusta lo è altrettanto. In più Gens ha una vastissima conoscenza di genere e sottogeneri che gli permette di svariare da The Descent a Hostel fino a permettergli citazioni alte dal Greenaway de Il cuoco, sua moglie, l'amante e il ladro e dai Jeunet e Caro di Delicatessen.
Aggiunge poi quel tanto di tocco politico (i torturatori sono nazi, 'neo' e non) che dovrebbe impedire la critica. I 'cattivi' sono collocati al posto giusto o no? No, perché chi ha lo sguardo 'nazista' è il regista, il quale si compiace di ogni singola scena pensando (forse non a torto) che altrettanto faccia lo spettatore che ama il genere. Qui viene così a svelarsi un disegno che relega al ruolo di rozzi artigiani gli autori di Saw. È forse per questo che viene la tentazione (solo teorica) di aderire a quanto afferma il personaggio che apre il film. Yasmine dice di voler evitare alla creatura che porta in grembo di nascere in questo mondo. Se si riferisse al mondo che produce film come questo potrebbe anche avere ragione.
Con Frontiers ci troviamo di fronte a un'astuta quanto ambigua operazione. Perché Xavier Gens, rispetto ai registi made in Usa dediti all'esaltazione sullo schermo delle più bieche torture che mente (non intelligenza) umana possa concepire, si sposta su un livello superiore. La cura formale è davvero precisa (basti pensare, a titolo di esempio, alla scena della cena illuminata in stile teatrale) e la creazione, nei primi venti minuti del film, dell'atmosfera giusta lo è altrettanto. In più Gens ha una vastissima conoscenza di genere e sottogeneri che gli permette di svariare da The Descent a Hostel fino a permettergli citazioni alte dal Greenaway de Il cuoco, sua moglie, l'amante e il ladro e dai Jeunet e Caro di Delicatessen.
Aggiunge poi quel tanto di tocco politico (i torturatori sono nazi, 'neo' e non) che dovrebbe impedire la critica. I 'cattivi' sono collocati al posto giusto o no? No, perché chi ha lo sguardo 'nazista' è il regista, il quale si compiace di ogni singola scena pensando (forse non a torto) che altrettanto faccia lo spettatore che ama il genere. Qui viene così a svelarsi un disegno che relega al ruolo di rozzi artigiani gli autori di Saw. È forse per questo che viene la tentazione (solo teorica) di aderire a quanto afferma il personaggio che apre il film. Yasmine dice di voler evitare alla creatura che porta in grembo di nascere in questo mondo. Se si riferisse al mondo che produce film come questo potrebbe anche avere ragione.
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