Per oltre dieci anni Joey Gazelle si è districato con successo tra l'essere un amorevole padre di famiglia e al tempo stesso un affiliato della mafia italiana del boss Perello a Grimley, New Jersey. Joey si mette nei guai quando, invece di seguire le istruzioni del capo mafioso per far sparire una pistola che "scotta", nasconde l'arma nella cantina della sua casa. Ma Oleg, l'amico di suo figlio, la trova e se la porta via. Incurante dei pericoli in cui sta per cacciarsi, Oleg la usa per sparare e ferire il patrigno Anzor, tossicodipendente legato alla mafia russa di Yugorsky.
E così il ragazzino sparisce nella notte alla ricerca di un rifugio sicuro, braccato allo stesso tempo dagli uomini di Perello e Yugorsky, nonchè dallo scellerato detective Rydell, un poliziotto corrotto che coglie l'occasione per minare la già precaria alleanza fra i due rivali clan mafiosi. Nel frattempo, anche Joey è freneticamente alla ricerca del ragazzo.
Running si presenta molto male e vacilla sotto il peso di quel "Quentin Tarantino presenta" che è diventato cupo avvertimento e bollino di (pessima) qualità, atto a certificare le peggiori nefandezze viste di recente al cinema (Hostel è ancora impresso nelle nostre menti). Purtroppo, la maledizione di Quentin colpisce ancora, perché Running, tolte alcune scelte stilistiche piacevoli ed una fotografia satura e di sicuro impatto, offre davvero ben poco allo spettatore.
Wayne Kramer gioca, appunto, a fare il Tarantino, scegliendo strade battute mille volte. Il mix è sempre il solito: azione, violenza e ancora azione in quantità industriali. Il tentativo di attualizzare e contestualizzare il tutto, concentrandosi magari sulla figura di un bambino ed il fatto che utilizzi un'arma da fuoco, è risibile e patetico, anche e soprattutto perché mai sorretto da uno script che si ispira a mille a autori diversi, senza riuscire mai a dimostrare di avere una propria precisa identità.
Paul Walker, dopo essersi accompagnato a simpatici cani e altrettanto simpatiche attrici, trova una parte che, stramente, gli calza a pennello, ma ahimé, la sua discreta prova non riesce a sollevare Running dall’abisso di mediocrità in cui navigano tanti, troppi film.
E così il ragazzino sparisce nella notte alla ricerca di un rifugio sicuro, braccato allo stesso tempo dagli uomini di Perello e Yugorsky, nonchè dallo scellerato detective Rydell, un poliziotto corrotto che coglie l'occasione per minare la già precaria alleanza fra i due rivali clan mafiosi. Nel frattempo, anche Joey è freneticamente alla ricerca del ragazzo.
Running si presenta molto male e vacilla sotto il peso di quel "Quentin Tarantino presenta" che è diventato cupo avvertimento e bollino di (pessima) qualità, atto a certificare le peggiori nefandezze viste di recente al cinema (Hostel è ancora impresso nelle nostre menti). Purtroppo, la maledizione di Quentin colpisce ancora, perché Running, tolte alcune scelte stilistiche piacevoli ed una fotografia satura e di sicuro impatto, offre davvero ben poco allo spettatore.
Wayne Kramer gioca, appunto, a fare il Tarantino, scegliendo strade battute mille volte. Il mix è sempre il solito: azione, violenza e ancora azione in quantità industriali. Il tentativo di attualizzare e contestualizzare il tutto, concentrandosi magari sulla figura di un bambino ed il fatto che utilizzi un'arma da fuoco, è risibile e patetico, anche e soprattutto perché mai sorretto da uno script che si ispira a mille a autori diversi, senza riuscire mai a dimostrare di avere una propria precisa identità.
Paul Walker, dopo essersi accompagnato a simpatici cani e altrettanto simpatiche attrici, trova una parte che, stramente, gli calza a pennello, ma ahimé, la sua discreta prova non riesce a sollevare Running dall’abisso di mediocrità in cui navigano tanti, troppi film.
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