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18 maggio 2011

Battle in Seattle

Un film di Stuart Townsend. Con Martin Henderson, Michelle Rodriguez, Woody Harrelson, Charlize Theron, André Benjamin. Azione, - USA 2007.


Locandina Battle in Seattle
Ispirato ai fatti realmente accaduti a Seattle nel ’99, durante la manifestazione no-global contro la conferenza ministeriale del Wto che avrebbe stabilito nuove regole per il commercio globale. I dimostranti riescono a prendere il controllo dei punti nevralgici della città formando vere e proprie catene umane e a rendere impossibile ai partecipanti l’ingresso al meeting. Il sindaco tenta di mediare promettendo il massimo rispetto della protesta ma alla fine è costretto a dichiarare lo stato d’emergenza.
Stuart Townsend in quest’opera prima riflette sulla parabola di un percorso, nato con intenti pacifisti da parte delle autorità e dei dimostranti e degenerato a causa di un’esigua frangia anarchica. Attraverso una lente giornalistica incolla spezzoni d’interviste mostrando le motivazioni e il background dei no-global in larga parte ambientalisti e animalisti preposti al salvataggio del pianeta tra cui spicca uno col chiodo fisso delle tartarughe in via d’estinzione (interpretato dal rapper Andrè Benjamin). Poi, i vandali dell’anarchia che frantumano vetrine e seminano panico in una neo notte dei cristalli. In nome di chi non si capisce bene ma, come spesso accade, le rivendicazioni sociali vengono nutrite e deturpate da quelle personali.
Uomo di dilemmi appare il sindaco, nell’efficacissima interpretazione di Ray Liotta. Combattuto tra l’immagine politico-mediatica di un equilibrio tra le parti e le esigenze dei vertici statali dall’altra, cede al capo della polizia con un verso evangelico-sibillino Quod facius fac citius : quello che devi fare fallo presto. Nonostante il poderoso ed estremo intervento delle forze armate il progetto viene coraggiosamente portato avanti dai suoi attivisti che, con inesorabile tenacia, resistono a gas e manganellate continuando a ripetere in un mantra ossessivo‘il mondo vi guarda’. Ma il mondo non è quello che si guarda ma quello che i mass media veicolano. Mentre giornali e televisioni riportano al mondo esclusivamente gli episodi di violenza da parte degli anarchici estremisti, omettendo le violenze da parte della polizia, il regista offre il punto di vista delle vittime e zooma sulla profusione dei gas lacrimogeni, le bottigliette d’acqua sparate negli occhi, una passante incinta picchiata da un poliziotto.
Una giornalista si ribella a questa congiura del silenzio mediatica e va in onda imbavagliata insieme ai manifestanti. In una minaccia che stringe, la verità di ognuno, il valore e la fede verso un ideale vengono febbrilmente portati alla luce in una pellicola che parla da sé.

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