New Iberia, Louisiana. Il detective Dave Robicheaux è a caccia di un serial killer che dilania i corpi di giovani donne. Di ritorno dai rilievi sul cadavere di una prostituta minorenne ferma per eccesso di velocità la star hollywoodiana Elrod Sykes che si trova nella zona per girare un film sulla Guerra di Secessione. Il film gode dei finanziamenti di un boss della criminalità locale, Baby Feet Balboni. Sykes rivela al detective di aver rinvenuto, nel corso delle riprese, lo scheletro di un uomo incatenato. Ora Dave si trova dinanzi alla memoria di un delitto avvenuto in un passato abbastanza recente che potrebbe avere collegamenti con gli omicidi delle ragazze.
A volte anche il materiale che viene fornito dagli uffici stampa soffre di lacune gravi. È quanto accade con il pressbook di questo film nel momento in cui riporta la filmografia del regista e dimentica il documentario Mississippi Blues del 1983. In quell'opera codiretta Tavernier dichiarava tutto il suo amore per la cultura profondamente intrisa di musicalità afroamericana che pervade quest'area degli Stati Uniti. Ora riesce a girarvi un film che trasuda cinefilia da tutti i pori pur non rinunciando alla narrazione di una detection che segue i canoni tradizionali. Innervati però da una molteplicità di elementi che la denunciano come uno sguardo europeo sugli States.
A partire da quella che a ogni film, come forse è accaduto solo a Clint Eastwood, diviene sempre più un'icona dell'America: Tommy Lee Jones. Il suo detective Robicheaux colpisce duro e ‘senza misericordia' ma dalle rughe del suo volto e dal suo sguardo, colmo di una tristezza atavica, si fa strada la sensazione di un senso di colpa collettivo. Senso di colpa che nell'era del trionfo di Obama ci ricorda che c'è ancora un lungo percorso da compiere sul versante dell'integrazione reale in alcuni States.
Il passato non è del tutto passato e ritorna sotto le spoglie del Generale John Bell Hood che combatté nella Guerra Civile ed appare a Dave sul confine tra realtà e immaginazione. Ma Tavernier dichiara l'amore per questa terra anche nel modo in cui ne riprende i territori, anch'essi liminari tra la civiltà e la Natura incontaminata, accompagnandoli con la musica Cajun che solo alla fine cede il passo all''europeo' Handel.
A volte anche il materiale che viene fornito dagli uffici stampa soffre di lacune gravi. È quanto accade con il pressbook di questo film nel momento in cui riporta la filmografia del regista e dimentica il documentario Mississippi Blues del 1983. In quell'opera codiretta Tavernier dichiarava tutto il suo amore per la cultura profondamente intrisa di musicalità afroamericana che pervade quest'area degli Stati Uniti. Ora riesce a girarvi un film che trasuda cinefilia da tutti i pori pur non rinunciando alla narrazione di una detection che segue i canoni tradizionali. Innervati però da una molteplicità di elementi che la denunciano come uno sguardo europeo sugli States.
A partire da quella che a ogni film, come forse è accaduto solo a Clint Eastwood, diviene sempre più un'icona dell'America: Tommy Lee Jones. Il suo detective Robicheaux colpisce duro e ‘senza misericordia' ma dalle rughe del suo volto e dal suo sguardo, colmo di una tristezza atavica, si fa strada la sensazione di un senso di colpa collettivo. Senso di colpa che nell'era del trionfo di Obama ci ricorda che c'è ancora un lungo percorso da compiere sul versante dell'integrazione reale in alcuni States.
Il passato non è del tutto passato e ritorna sotto le spoglie del Generale John Bell Hood che combatté nella Guerra Civile ed appare a Dave sul confine tra realtà e immaginazione. Ma Tavernier dichiara l'amore per questa terra anche nel modo in cui ne riprende i territori, anch'essi liminari tra la civiltà e la Natura incontaminata, accompagnandoli con la musica Cajun che solo alla fine cede il passo all''europeo' Handel.
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