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1 aprile 2011

CSI: Scena del crimine

Un film di Michael W. Watkins, Danny Cannon, Richard J. Lewis. Con William Petersen, Marg Helgenberger, Gary Dourdan, George Eads, Jorja Fox. Formato Serie TV, Titolo originale CSI: Crime Scene Investigation. Azione, , numero episodi: 117. - USA 2000.


Locandina CSI: Scena del crimine
Dall’altra parte di Las Vegas, mentre nei cento Casinò della città qualcuno punta le proprie speranze e la propria vita su un numero, qualcun altro la vita l’ha persa davvero. Il destino ha già fatto il suo gioco. Ha lasciato sul tavolo un corpo inerme e qualche dettaglio apparentemente insignificante: una stanza sottosopra che suppone la lotta prima dell’omicidio, la serratura scardinata, un bicchiere con i bordi segnati dal rossetto, un vetro in frantumi… Rien ne va plus, a parte qualche indicazione minuscola il più delle volte invisibile a occhio umano. Tracce. Pezzi di un puzzle che loro conoscono bene. Quando distendono i nastri gialli per delimitare la scena del crimine, quel perimetro diventa il loro regno. Non un punto d’arrivo, ma di partenza. Scrutano, osservano, sentono, annusano. Ogni più piccolo dettaglio per loro è fondamentale. Briciole, granelli di sabbia, gocce, pulviscoli. Acciuffano i serialkiller e compagnia brutta per un pelo: letteralmente. Per loro il delitto non è mai perfetto. “Quelli del DNA”, come vengono soprannominati, sono un gruppo di detective della Scientifica di Las Vegas che sfoderano le lenti d’ingrandimento sui luoghi di crimini efferati: il loro primo compito è ricostruire la dinamica dell’omicidio, verificare che il corpo non sia stato portato lì dopo il delitto, annotare anomalie di procedura, analizzare eventuali tracce di DNA da fazzoletti, forchette, rossetti, capelli, saliva, cenere… Sono l’ultima parola delle vittime, il testamento dei loro ultimi istanti di vita. Devono dare vita a una sagoma di gesso disegnata sull’asfalto prima che il vento e il tempo cancelli il suo ricordo. Prima che il caso venga archiviato. O prima che il killer colpisca di nuovo. A capo del C.S.I. (acronimo di Crime Scene Investigation) spicca il veterano tutto casa e ufficio Gil Grissom (William L. Petersen), in forze al Criminalistics Bureau da Las Vegas da 17 anni; è anche merito suo se i laboratori della Scientifica della città sono diventati i più titolati dopo quelli di Los Angeles (dove peraltro aveva fatto parlare di sé diventando, a soli 22 anni, il più giovane coroner della zona); il suo motto professionale – “se vuoi entrare alla Scientifica devi analizzare tutti i dettagli” – è anche quello di vita: dicono che Grissom non potrebbe fare altro, “sarebbe come togliere un pesce dall’acqua per vederlo morire”. Tra chi lo conosce meglio c’è senz’altro l’affascinante Catherine Willows (Marg Helgenberger), ex ballerina di lapdance che ha conosciuto Grissom in gioventù diventando la sua assistente; con una figlia a carico e un matrimonio fallito alle spalle, Catherine lavora in quella sezione “perché mi fa sentire come una bambina che tenta di mettere insieme tutti i pezzi del puzzle”; non sono poche le volte che s’interroga, una volta tornata a casa dopo un’indagine particolarmente cruenta, su quale futuro spetta alla sua bambina innocente. Il nero dagli occhi azzurri Warrick Brown (Gary Dourdan) è un analista trentaduenne con la passione per il proprio lavoro; il solo del gruppo a essere nato e cresciuto a Las Vegas, in gioventù ha lavorato nei casinò come croupier: sa cosa vuol dire puntare e rischiare, ma si è dimenticato cosa significhi perdere; conosce ogni angolo e volto della città meglio di chiunque altro ma non ha mai saputo chi era suo padre. Proveniente da San Francisco, la trentunenne Sara Sidle (Jorja Fox) è l’ultima arrivata del gruppo: è la più sensibile, la più problematica, è una “scommessa personale” di Grissom; il lavoro per lei è una fuga: dalla gente, dai genitori, dal passato; forse per questo ci si butta anima e corpo, più di chiunque altro al C.S.I. Il trentaduenne Nick Stokes (George Eads), ultimo figlio di sette di due avvocati di Dallas, ha la legge nel sangue; per lui essere nel C.S.I. è un compromesso: tra l’essere detective di polizia ordinario e avvocato ha scelto la strada di mezzo; più degli altri lavora con l’istinto, non ha un’agenda, si ficca spesso nei guai; con Sara rappresenta l’ala impulsiva e intuitiva del gruppo, riuscendo ad arrivare laddove la scienza e il DNA a volte falliscono. Atutti loro si unisce in più di un’occasione il Capitano Jim Brass (Paul Guilfoyle), un tempo a capo del C.S.I. e ora assegnato alla Squadra omicidi: visti i suoi “clienti”, Brass chiede spesso una mano agli ex colleghi quando le piste convenzionali e gli informatori conducono in vicoli ciechi. Oltre a una sfilza di premi (tra i quali un Tv Guide Award – il premio che la Bibbia della tv a “stelle e strisce” assegna ogni anno alla miglior serie debuttante – 2 Emmy Awards, un Golden Satellite Award, un Saturn Award, un ASC Award, 2 Golden Reel Awards, un Image Award e 3 People’s Choice Awards), il telefilm è stato il programma più visto in America nelle stagioni 20012002, 20022003, 20032004, 20042005. In Italia si è aggiudicato il Telegatto, ha vinto il sondaggio dell’Accademia dei Telefilm quale “migliore serie del 2003” nonché nel 2004 il titolo di “miglior telefilm degli anni 2000” nella votazione, sempre promossa dall’Accademia, in occasione dei 50 anni della tv italiana; nella stagione 20042005 è risultato il “miglior serial straniero” nel referendum via sms lanciato da “Tv Sorrisi e Canzoni” in concomitanza del terzo Telefilm Festival. Entusiastiche le critiche: “è la versione high-tech delle indagini di Sherlock Holmes – ha scritto Matt Roush proprio su “Tv Guide” – Quelli del C.S.I., con i loro marchingegni che ti fanno vedere quello che occhio nudo non percepisce, sono i primi detective postmortem del piccolo schermo”; così “Entertainment Weekly”: “gli autori di C.S.I. sanno come catturare il telespettatore: e poi hanno fatto diventare cool lavorare alla Scientifica, una cosa che prima del serial faceva vomitare al solo pensiero”. Un successo che ha varcato il confine americano ed è approdato in Europa: “se vi siete annoiati di E.R. – scrive l’inglese ‘The Guardian’ – provate a sintonizzarvi su C.S.I.: oltre alla medicina potete sollazzarvi nel giallo e in una Las Vegas assolutamente inedita. Non c’è nulla di meglio”. “Il vero protagonista del telefilm è la prova – commenta l’ideatoreproduttore della serie Anthony Zuiker – è lei che incastra i colpevoli o ti dice come sono andati realmente i fatti. Una volta trovata, il gioco è fatto; se sai dove guardare, ogni crimine diventa facile da risolvere. Come dice spesso Grissom, ‘anche i cadaveri possono parlare’. La serie vuol fare emergere che senza le prove, a volte non si può parlare neanche di omicidio”. Applaudita per il suo realismo, la serie si è avvalsa dei veri detective della Scientifica di Las Vegas per la stesura delle sceneggiature; il personaggio di Gil Grissom si ispira a uno di loro: Daniel Holstein, veterano con oltre 20 anni di indagini sulle spalle nella capitale americana del divertimento. Guardata al microscopio, tutta l’equipe risulta di notevole livello: a cominciare dai produttori esecutivi Jerry Bruckheimer, Ann Donahue e Carol Mendelsohn. C.S.I. non è la prima serie della tv ad analizzare i crimini dal punto di vista scientifico (si veda, oltre a Quincy, anche Crimini misteriosi), tuttavia la serie raggiunge apici inediti per una serie televisiva: “mai visto nulla di più realistico in tv – ha scritto ‘Variety’– neanche in New York Police Department”. A colpire il telespettatore sono anche gli effetti speciali utilizzati per mostrare, per esempio, come una pallottola penetra nel cranio: “non c’è nulla di morboso o orripilante – spiega Zuiker – abbiamo usato una ricostruzione e una precisione degne di una facoltà di Anatomia unite a un impatto visivo alla MTV”. L’unica concessione allo spettacolo è fornito dalle luci gettate ad arte sui luoghi dei crimini e delle indagini: accecanti nel deserto appena fuori città, tenui all’alba quando si spegne l’insegna dell’ultimo casinò, al neon durante le autopsie, calde e avvolgenti nei toplessbar e nei locali della perdizione, circoscritte e dipananti nella notte, rivelatrici quando la prova o il colpevole sono a un passo. La colonna sonora è composta da John M. Keane; la canzonetema è la sempreverde “Who Are You” (1978) degli Who. Ariprova del forte impatto mediatico raggiunto dal telefilm, c’è da segnalare la scelta degli U2 di promuovere il loro single “Vertigo” nel centesimo e centunesimo episodio, definendola “una strada per arrivare a un pubblico che probabilmente non conosce il nuovo singolo”. Quentin Tarantino ha scritto e diretto la doppia puntata finale del quinto ciclo, in cui Stokes si ritrova in una situazione assai simile a quella in cui finisce Black Mamba in uno dei due episodi di Kill Bill: sepolto vivo in una bara. Il successo della serie ha generato ben 2 spin-offC.S.I.: Miami(2002) e C.S.I.: New York (2004). Nell’estate del 2004, al microscopio sono stati esaminati i compensi degli attori: Jorja Fox e Georges Eads si sono visti recapitare una lettera di licenziamento – poi revocato grazie a successivi accordi – per aver chiesto un aumento di stipendio di ben 100.000 dollari a puntata (per gli addetti del fisco, Petersen guadagnava in quel periodo oltre mezzo milione di dollari a episodio). Tra i volti noti di passaggio si riconoscono: Jolene Blalock, Dakota Fanning, Marcia Cross, Megan Gallagher, Evan Rachel Wood, Elisabeth Berkley, Brian Austin Green, Doug Savant e, nei panni di sé stesso, Tony Curtis; Melinda Clarke e Kelly Rowan di The O.C. (2002) appaiono nello stesso episodio (l’ottavo del secondo ciclo); Anthony Zuiker si diverte a mostrarsi qua e là: nella decima puntata della seconda stagione veste ad esempio i panni del cassiere del casinò. Non sono in pochi coloro che hanno paragonato il rapporto platonico di Grissom e Willows con quello del “terzo tipo” che si era instaurato tra Mulder e Scully: un X-Files del primo tipo, quindi, con un gruppo di detective con i piedi ben piantati per terra e una lente d’ingrandimento sempre pronta nel taschino. “Do not cross over” si legge sui nastri gialli che sventolano sui luoghi dei rilevamenti dopo l’omicidio; ma per i telespettatori che non vogliano perdersi le detectivestory che “superano tutto quello che si è visto in passato” (“New York Times”, 20 dicembre 2000), l’imperativo è uno solo: “let’s cross over”, e che la suspense che attraversa la serie sia con voi.

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