Lo scienziato tedesco Wilhelm Von Huber sta lavorando (siamo negli Anni Sessanta) al progetto del primo lancio americano nello spazio di un essere vivente. E’ vedovo e ha con sé il figlio Billy. Il ragazzino, malvisto dai compagni perché ‘crucco’ finisce con il cercare rifugio negli ambienti della NASA in cui il padre lavora. Lì fa conoscenza di una dottoressa esperta in primati che è addetta alla selezione dello scimpanzé che per primo affronterà il volo nello spazio. Billy si affeziona a uno di loro, Mac, del quale finirà con il divenire il trainer. Ma c’è chi trama nell’ombra perché il lancio fallisca e provochi la morte dell’animale.
Vedere James Woods in un film per ragazzi fa un certo effetto ma bisogna dire che la sorpresa è positiva. Perché questo Race to Space (titolo originale che rende meglio di quello italiano l’idea di ‘corsa allo spazio’ che all’epoca vedeva contrapposti il blocco occidentale contro quello guidato dall’Urss) riesce a fondere con buon professionismo l’elemento storico (lo si vuole lontanamente ispirato a una vicenda realmente accaduta) con la struttura narrativa dei film in cui un bambino diviene amico di un animale sentendosene responsabile. C’è anche un valore didattico in questo di cinema perché vedere certe attrezzature ricostruite con filologica attenzione, paragonandole con il presente, fa pensare a come fosse davvero pionieristica quell’era. Così come è importante non dimenticare le contraddizioni della più grande democrazia che finì con l’avvalersi delle competenze di scienziati (vedi Von Braun) che fino a poco tempo prima erano stati fedeli servitori del nazismo. Billy finisce con l’affezionarsi allo scimpanzé per carenza di affetti familiari e disagio sociale. Anche questo è un elemento non secondario da affrontare con gli spettatori più giovani in un eventuale visione guidata.
Vedere James Woods in un film per ragazzi fa un certo effetto ma bisogna dire che la sorpresa è positiva. Perché questo Race to Space (titolo originale che rende meglio di quello italiano l’idea di ‘corsa allo spazio’ che all’epoca vedeva contrapposti il blocco occidentale contro quello guidato dall’Urss) riesce a fondere con buon professionismo l’elemento storico (lo si vuole lontanamente ispirato a una vicenda realmente accaduta) con la struttura narrativa dei film in cui un bambino diviene amico di un animale sentendosene responsabile. C’è anche un valore didattico in questo di cinema perché vedere certe attrezzature ricostruite con filologica attenzione, paragonandole con il presente, fa pensare a come fosse davvero pionieristica quell’era. Così come è importante non dimenticare le contraddizioni della più grande democrazia che finì con l’avvalersi delle competenze di scienziati (vedi Von Braun) che fino a poco tempo prima erano stati fedeli servitori del nazismo. Billy finisce con l’affezionarsi allo scimpanzé per carenza di affetti familiari e disagio sociale. Anche questo è un elemento non secondario da affrontare con gli spettatori più giovani in un eventuale visione guidata.
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