Il cantante rock Eric Draven (Brandon Lee) e la sua fidanzata Shelly (Sofia Shinas) vengono uccisi brutalmente e senza scopo la notte prima di Halloween da una banda di criminali agli ordini del boss Top Dollar (Michael Wincott). Un corvo riporta in vita Eric dandogli poteri ultraterreni che non possono restituirgli la serenità, ma gli consentono di mettersi all’opera per realizzare la sua vendetta. Tratto da un fumetto di James O’Barr, che fa tesoro della lezione del Batman dark di Frank Miller. Il fumetto originario è una sorta di incubo notturno sorretto da una trama lineare che vede la realizzazione della vendetta di un “eroe” tormentato e amaro, nato dal desiderio di catarsi dell’autore, vittima di una situazione analoga a quella raccontata (la morte della fidanzata ad opera di un gruppo di teppisti). Il film raccoglie le suggestioni della situazione di base e le unisce a quelle della nuova tragedia nata durante le riprese – la morte accidentale di Brandon Lee, colpito a morte da una pistola che avrebbe dovuto essere a salve – per creare un cult movie immerso in un’aura da nero metropolitano surreale. Il supereroe è ammantato di un alone mistico-mitologico; l’ambientazione è cupa, preferibilmente notturna. Le sue atmosfere postindustriali e macabre derivano da quelle di Blade Runner, uno dei film più influenti degli anni ’80, che ha fissato gli standard e posto le pietre miliari per il fantastico urbano. A sua volta, Blade Runnerderiva parte del suo fascino dall’assimilazione degli stilemi tipici del noir anni ’40, con un protagonista che è chiaramente un mix del cinismo del Bogart più classico e del vittimismo attendista dei Glenn Ford e Dana Andrews versione Lang e Preminger. Dal noir, O’Barr ricava inoltre la filosofia pessimistico-esistenziale che, puntalmente riproposta da Proyas, tanto fascino esercita sul lettore e sullo spettatore. O’Barr fa largo riferimento ad altre fonti, letterarie e musicali (da Rimbaud ai Joy Division), ma l’ispirazione più autentica sembra quella iconografica di parecchio cinema. Nel complesso, Proyas trova una chiave stilistica adeguata per raccontare una storia che ha poco di nuovo e punta su sentimenti basilari
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